NASCE A MILANO IL PRIMO BAMBINO DA OVOCITA VITRIFICATO DI UNA MADRE AFFETTA DA CANCRO

E’ nato a Milano lo scorso 26 ottobre il primo bambino concepito in Italia da un ovocita congelato con la tecnica di vitrificazione in una paziente oncologica. Molto spesso le donne in età fertile a cui viene diagnosticato un tumore devono affrontare la malattia e le conseguenze che ne derivano una volta sconfitto il male oscuro: l’infertilità. Viene infatti stimato che se ad oltre 700.000 donne ,ogni anno, viene diagnosticata una patologia oncologica, tra queste, circa il 9% si trova in età potenzialmente fertile. Con l’avanzare della medicina, la loro possibilità di sconfiggere la patologia è sempre più elevata e per questo bisogna necessariamente porre maggiore attenzione sulla loro qualità di vita futura, ed in particolare sulla preservazione della loro fertilità. Dopo più di trenta anni dalla prima nascita e solo dopo l’introduzione della tecnica di vitrificazione, il congelamento ovocitario viene oggi considerato come approccio elettivo per queste pazienti. Ma non solo: la tecnica potrebbe diventare la scelta non solo per donne giovani che ricevono una diagnosi di tumore e che decidono di conservare gli ovociti che potrebbero essere distrutti dalle più comuni terapie oncologiche, ma anche nel caso di patologie ginecologiche come l’endometriosi severa, interventi chirurgici invasivi alle ovaie, storia familiare di esaurimento ovarico precoce, oppure anche da donne che decidono, per vari motivi, di posticipare la gravidanza.

Nel caso milanese, nel 2008, dopo esserle stato diagnosticato un carcinoma ovarico border line, una donna si rivolse ai Centri Genera (strutture di medicina della riproduzione), la cui sede romana è sita presso la Clinica Valle Giulia. La futura mamma decise di sottoporsi al prelievo e alla crioconservazione degli ovociti per preservare la propria fertilità messa a rischio dalle terapie che avrebbe dovuto sostenere. Proprio quest’anno, la donna dopo aver superato la malattia, è tornata per essere sottoposta a trasferimento di un embrione ottenuto dalla fecondazione degli ovociti criopreservati 5 anni prima. La procedura ha portato con successo all’instaurarsi di una gravidanza conclusasi con il parto.

Ma in cosa consiste di preciso la tecnica, e come è nata? In Italia, gli studi sull’argomento sono diventati ancor più intensi dall’entrata in vigore della legge 40/2004 che prevedeva l’impossibilità di crioconservare gli embrioni. Per questo, i centri italiani si sono dovuti obbligatoriamente concentrare sul congelamento di ovociti. Ma se le modalità di congelamento lento erano oramai consolidate in molte parti del mondo per quanto riguarda gli embrioni, non sembravano dare risultati altrettanto buoni quando applicate agli ovociti. Per questo si è sperimentato il congelamento rapido. La tecnica consiste nell’immersione della cellula direttamente in azoto liquido, alla temperatura di -196°C, cosicché questa si possa “vitrificare” cioè si solidifichi rapidamente acquistando un aspetto vitreo, trasparente e privo di ghiaccio. Così, se con lo ‘slow freezing’ le probabilità di successo che si ottenevano per il corretto congelamento degli ovociti si fermavano appena al 4-5%, con la vitrificazione le percentuali di successo sono molto più alte, che si aggirano intorno al 95% di sopravvivenza degli ovociti e a circa il 50% di possibilità di ottenere una gravidanza.

La ricerca scientifica fa passi da gigante, ma i centri specializzati per le biotecnologie avanzate sono ancora troppo pochi in Italia. La salute è il bene prioritario da tutelare in uno Stato Civile, pertanto dovrebbero essere i cittadini stessi ad incitare i governi a finanziare la ricerca e a puntare sulla vita!

Paola Cascione

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