VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Il vangelo di questa domenica prosegue la riflessione sulla nuova prospettiva evangelica di Gesù, semplice ed esigente allo stesso tempo, perché richiede un’inversione di rotta all’interno del proprio cuore.

     Se presso le società arcaiche si ricorreva alla vendetta sproporzionata, macabra e barbara  (settanta volte sette), presso gli ebrei, erranti come beduini nel deserto, la vendetta di sangue era l’unico mezzo per farsi giustizia. Pian piano però comincia a farsi strada l’idea che un simile modo di ottenere giustizia non è corretto e la Legge lo proibisce. In Esodo 21, 24 leggiamo del principio “occhio per occhio, dente per dente”, finito per diventare per eccellenza il principio del farsi valere. Ma un simile modo di concepire l’onore ed il rispetto non possono accordarsi con la logica dell’amore insegnata da Gesù. “Finora è stato detto…ora io vi dico” di superare quella falsa concezione, così radicata nel vostro cuore, di giustizia e di Dio, che rende la paga a quelli che non Gli obbediscono.

     Ancora una volta, come nelle antitesi (impropriamente dette) incontrate nel vangelo della scorsa domenica, qui siamo in presenza del superamento di un modo di intendere dell’uomo, chiamato a rivestirsi del comandamento esigente dell’amore. Ciò che Gesù ci insegna non è il senso di sfiducia nei confronti della giustizia o negare che ci sia fatta, e non ci esorta a dimenticare il torto subito o ad accomodare sempre il tutto per evitare seccature. Piuttosto Egli incoraggia il perdono come via di libertà interiore, un nuovo modo di essere sereni, perché il ricordo continuo ed assillante del torto subito non ci rosicchi come un tarlo la pace dell’anima. Perdonare significa porre la causa nelle mani del Giudice Dio, che conosce gli uomini infinitamente più di ciascun uomo. Perdonare è giustizia più vera ed autentica, certezza che ami il tuo nemico e che accogli il paradosso del “porgere l’altra guancia”, non come espressione di debolezza e di mancanza di coraggio. Al contrario, quale accoglienza di quelle beatitudini che rendono ricco l’uomo, quello nuovo in Cristo Gesù.

Pregare e soffrire per l’altro è soltanto un pio desiderio? Una pretesa troppo idealistica ed irrealizzabile? Molti lo pensano ai giorni nostri. Crollano molte istituzioni di sicurezza, dilaga la corruzione nella pubblica amministrazione e l’indifferenza rende tutti più cinici ed omertosi. Anche oggi ci sono coloro che reputano necessario farsi giustizia da soli, anche con la violenza. Ma se aumentano le vendette, il cammino si apre a crimini sempre nuovi, perché la violenza chiama violenza. Solo la fede nella giustizia di Dio e la consapevolezza dell’unità in Cristo può procurare una convivenza giusta e pacifica.

L’amore per i nemici è l’unico incantesimo che può spezzare la spirale di odio e di morte che regna tra gli uomini; l’unico modo per evitare che Caino uccidi Abele.

E la magninimità del Signore nostro consideriamola – al dire di S. Pietro – come salvezza (2 Pt 3, 15).

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