CRIMEA CROCEVIA DELLA STORIA

Si perdono nell’età classica i legami tra la Crimea e la cultura occidentale.

La penisola che nasce dall’istmo di Perekop fu prima sede di colonie greche, poi crocevia degli interessi romani e bizantini ed infine, travolta dalle invasioni barbariche, sarà prima oggetto delle mire veneziane e genovesi per poi entrare definitivamente nell’orbita degli Zar.

L’Italia si intrometterà nelle vicende che si svolgono all’ombra del “Nido di Rondine”, il bellissimo castello costruito dall’élite russa, con la guerra di Crimea quando il Conte Camillo Benso di Cavour spedirà a combattere nella battaglia della Cernaia un contingente di Fanti Piumati, i Bersaglieri agli ordini di La Marmora, con il dichiarato intento di sedersi al tavolo delle trattative di pace tra Francia, Inghilterra e Russia.

Il conflitto ebbe origine da una disputa fra Russia e Francia sul controllo dei luoghi santi della cristianità, in territorio ottomano. La Turchia che accettò le proposte francesi fu attaccata dalla Russia, nel luglio 1853, scatenando la reazione britannica che temeva l’espansione russa verso il Mediterraneo. Gli Asburgo decisero di appoggiare politicamente le potenze occidentali e il Regno sabaudo, nel timore che la Francia si legasse troppo all’Austria, nel gennaio 1855, inviò un contingente militare al fianco dell’esercito anglo-francese dichiarando a sua volta guerra alla Russia.

Gli italiani torneranno ad affacciarsi da queste parti nella seconda guerra mondiale scrivendo pagine di eroismo durante la “ritirata di Russia” : ad Isbuscenskij dove il Savoia cavalleria sguainate le sciabole e al grido “Avanti Savoia” rompe l’accerchiamento russo con l’ultima carica di cavalleria della storia; a Tcherkowo dove l’82° Fanteria Torino si guadagna la Medaglia d’Oro al Valor Militare perché “riusciva a rompere l’anello dell’assedio dopo due giorni di accanita lotta e a raggiungere con epica, ininterrotta marcia durata oltre trentasei ore, a digiuno e fra i mortali tormenti di una temperatura polare, un altro più arretrato caposaldo contro cui, nuovamente accerchiato, teneva fronte al nemico per ben ventiquattro giorni. Rotto infine anche questo secondo assedio, con altra eroica marcia, perduti ormai complessivamente il 90% dei propri effettivi, riusciva a ricongiungersi coi resti della propria armata. La gloriosa, lacera Bandiera, nascosta sul petto dell’eroico comandante ferito a morte, veniva con lui sepolta sotto la desolata steppa nevosa senza cassa e senza nome come il seme che dovrà risorgere in fiore e in frutto al buon sole estivo“.

Oggi la Crimea torna ad essere al centro delle attenzioni delle cancellerie di tutto il mondo, crocevia, oggi come ieri, di importanti interessi economici e strategici.

In Crimea, infatti, i russi hanno la loro ultima base navale che può garantire a Putin una opzione strategica nel Mediterraneo e quindi sul Medio Oriente.

Appare, pertanto, scontato che quella che si apre è una partita molto più ampia di quella per la democrazia in Ucraina e che dietro le rivendicazioni degli uni degli altri, oggi come ieri, si celano forti interessi che si confrontano in un pericoloso braccio di ferro che riporta indietro le lancette della storia alla guerra fredda.

 

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