IIIª DOMENICA DI QUARESIMA –ANNO A

 L’episodio narrato dall’evangelista Giovanni è ricchissimo di simbolismi, ma anche di contraddizioni. Anzitutto l’insolita necessità di Gesù di giungere in Samaria. Egli poteva giungere in Galilea lungo il fiume Giordano come facevano tutti. Era la via più comoda e più breve. Poi  il luogo dell’incontro. Sicàr (o Sychora) in aramaico significa ‘qualcosa è intasato’, è separato dalla sua sorgente; in lui non scorre più nulla. La donna percorre circa 900 m per recarsi al pozzo di Giacobbe. Eppure a Sicar (o Sichem) c’erano due sorgenti d’acqua. Anche questo particolare mostra l’intento teologico di Giovanni. Il pozzo è il luogo dei pastori e dei commercianti, il luogo di incontro per eccellenza e degli innamorati (come il servo di Abramo inviato a cercare la sposa di Isacco, Rebecca; Giacobbe che al pozzo incontra Rachele; mosè al pozzo incontra Zippora). C’è dunque una storia di amore in corso. Dio va a cercarsi la sua infedele sposa perché ne ha bisogno, come aveva fatto il profeta Osea con sua moglie.

Gesù è «stanco del viaggio» (v.6). È un’immagine che può rappresentare la stanchezza che ci prende lungo il cammino. Siamo «verso mezzogiorno», annota l’evangelista. È l’ora in cui Pilato condanna a morte Gesù. Scriverà infatti: «Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzogiorno» (19, 14). L’ora sesta rimanda ai sei giorni del lavoro, imperfezione di tutto ciò che è terreno e che rimanda al sette, che è il numero delle perfezione e della trasformazione.

Ai Giudei era proibito avere contatti con i Samaritani, che erano discendenti dei popoli inviati dagli Assiri (re Argon II nel 721 a. C.), e che si erano mischiati con gli Israeliti rimasti. Quando nel 538 a. C. i giudei tornarono in patria dopo l’esilio babilonese, non vollero avere nessun rapporto con i samaritani. Questi, indispettiti, costruirono un proprio tempio sul monte Garizim, che fu distrutto dal re e sommo sacerdote giudeo Giovanni Ircano (128 a. C.).

Gesù infrange le norme del suo popolo quando conversa in pubblico con una donna. Per un rabbì ebreo era impossibile. Tra Gesù e la donna ha luogo un dialogo che contraddice le regole umane della conversazione. Emergono i cosiddetti fraintendimenti giovannei che servono ad innalzare il dialogo ad un livello più alto. La prima parte del dialogo ruota attorno al tema dell’acqua (pozzo e sorgente). Tutti e tre i concetti sonno immagini di una realtà più profonda: rimandano all’uomo che brama l’acqua atta a spegnere la sua sete. Si tratta dell’«acqua viva»  della sua Parola, la cui sorgente «zampilla per la vita eterna» (v. 14). Il riferimento di Giovanni è anzitutto all’acqua del battesimo, ma soprattutto un invito a bere l’acqua interiore.

Gesù conosce la situazione della donna. È un profeta. La situazione della donna è compromessa. Una donna ebrea poteva sposarsi al massimo due volte secondo i canoni ebraici. L’incontro con Gesù è anche sempre un incontro con la propria verità.

Per altri esegeti la lettura è tipologica. I sei uomini sono simbolo degli idoli con cui siamo sposati: denaro, potere, sesso, gloria. I sei mariti sono immagine della relazione imperfetta tra uomo e donna. La donna di Samaria desidera un amore incondizionato, ma deve sempre tornare a fare esperienza che nessun partner può soddisfare il suo anelito. Tutti sperimentiamo un amore capace di stregarci, ma già poco tempo dopo sentiamo che esso è limitato e contaminato con esigenze di possesso, gelosia, limitatezza del partner. I sei mariti rimandano al settimo sposo, Gesù, che può mostrarci il vero volto dell’amore. Giovanni ci rimanda a quel Gesù che muore in crcoe per noi, mostrandoci l’amore perfetto. Gesù è il profeta che vede nel cuore dell’uomo e lo attraversa con lo sguardo. I sei mariti non hanno dato alla donna alcuna casa, perché noi siamo a casa solo lì dove abita il mistero. Gesù relativizza Gerusalemme e Garizim, dicendo che Dio non vuole essere adorato in luoghi determinati, ma in «in Spirito e verità». L’uomo che viene da Dio deve rinascere dallo Spirito, per adorare Dio in atteggiamento interiore di purezza dell’anima e di onesta percezione di sé.

Giovanni ci mostra una spiritualità interiorizzata, capace di essere colta solo da chi ha sguardo contemplativo.

Di: P. Francesco Marino O.P.

One comment

  1. Vorrei sottolineare Gesù Rabbi come vero trasgressore, che gli Zeloti contemplano come possibile capo della loro rivolta ed i Farisei come problema da rimuovere. Ed il suo messaggio di fratellanza è strano e dissonante con il periodo storico da Lui vissuto. La grandezza del suo messaggio anche per un non credente prescinde dal tempo e dallo spazio: è l’Amore assoluto a prescindere dalle differenze di qualsiasi tipo e a prescindere dal luogo. La vera forza dell’Uomo è l’amore in tutte le direzioni, verso tutto il creato ed il Creatore. I sei mariti non raggiungono la perfezione se non nel settimo che è Gesù vero Dio e vero Uomo. Scandaloso per tutti i tempi il Suo comportamento perché l’indole dell’uomo è quella di sopraffare il vicino allora con la forza oggi col danaro.Mentre Lui specifica: date a Dio ciò che di Dio ed a Cesare ciò che è di Cesare. Il danaro rimane a Cesare, non è di Dio.

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