XVI Domenica del Tempo Ordinario Mt 13, 24-43

A coloro che non si lasciano traghettare dalla terra della schiavitù alla terra della libertà, cioè che non erano saliti sulla barca restando sulla riva, Gesù racconta una parabola. Essa è un genere letterario che induce a riflettere, a compiere un passo in più per una scelta che cambi la vita.

Dio semina un seme “bello” nel suo campo che è la Creazione, ma all’interno di noi stessi cresce una zizzannia, frutto di tendenze disordinate che minano la nostra pace e possono disumanizzarci. Il maligno è dentro di noi e va combattuto. Una condizione simile non ha origine da Dio che ha creato solo il bene, ma dalla misteriosa scelta dell’uomo che usa male la propria libertà. La luce e le tenebre lottano faticosamente, e lo stesso Gesù, ne è stato toccato. Nell’uomo il conflitto tra il bene e il male assume talvolta toni drammatici. Vorremmo eliminare il male e vivere senza problemi, ma così facendo distruggeremmo il bene, estirpando ciò che di buono facciamo.

La mietitura è il tempo che viviamo. Data la nostra condizione fragile e limitata, Gesù ci ammonisce di vivere come saggi mietitori che vivono estirpando le zizzannie.

La saggezza cristiana è l’arte di saper ben distinguere. Molti pensieri non ci appartengono e non fanno parte della nostra vocazione. Dobbiamo avere la forza e la pazienza di sopportarli con la fede della preghiera e dei sacramenti, con l’amore dei santi che li hanno bruciati con il fuoco dell’amore di Dio. Noi dobbiamo almeno saperli distinguere dal grano, dal bene che deve crescere nel nostro cuore. Non dobbiamo fissarci sui nostri errori in modo perfezionistico; il prezzo di questo perfezionismo il più delle volte  è la mancanza di frutto. Occorre l’abbandono confidente in Dio, per riscoprire quanto ci ama e quanto abbiamo bisogno di imparare da Lui l’amore.

Il messaggio della parabola è tutto racchiuso nella promessa fatta da Gesù che «i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre» (v. 43).

Di: P. Francesco Marino O.P.

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