ETERNA GIOVINEZZA. UN ANNIVERSARIO PARTICOLARE.

Un oggi di quattro anni fa era un venerdì.

Quest’anno è di mercoledì e, in mezzo a questi quattro anni, ci sono quattro giorni.

Com’è strano il tempo. Quell’elastico che s’allunga e s’accorcia. Rapido sul lungo, lento sul breve. Inesistente quando si ama. Pesante quando si soffre.

Mai tardi per dire che ti amo.

Mai troppo poco come quanto dura un sorriso.

E quant’è dura la salita verso ieri, in un ricordo o nel miraggio di quel che è stato e del dietro le quinte del dove sei ora.

Impronte a terra ricordano il cammino. I tacchi consumati hanno camminato davvero. Luce davanti, sempre meno in fondo, indica una meta.

In quattro anni, che poi sono anche quattro giorni interi, sono trascorsi qualche rarissimo pelo più grigio, un paio d’occhiali, cambio di studi, nuove tante pagine e sempre maggiore consapevolezza che una vita val d’essere vissuta persistendo nella propria libertà.

Non esistono mentori, questi sono solo avvoltoi. Ma, noi liberi, siamo bravi a tenerli fuori e lontano. Aria distinta, un po’ pederasti. E’ meglio toccar polvere e trasformarla in paradiso, con la propria penna.

Non è facile. In quattro anni, ho sempre sfruttato il momento giusto. Che non è sempre. E’ quello in cui scrivi di getto ed è quasi perfetto ciò che ne nasce.

E’ Fortunato. Di buon auspicio, almeno. E non lo devi a nessuno. Se non all’amore. Amore per ciò che si fa ma, specialmente, in ciò che si fa.

Amore per te, poi, amore mio. Chiara come una idea brillante ed un’aspirazione onesta.

Quattro anni fa, su una roccia della scogliera della mia Scauri, dove poté passare al largo Ulisse, fu concepito il romanzo di cui, un giorno, nel momento giusto vi dirò il titolo.

E’ nato da poco tempo, adesso dorme. E’ di là. Uscirà di qui durante il prossimo anno. Ora è ancora un po’ presto. Potrebbe prendersi un accidente, se uscisse troppo in fretta. Del resto, c’ha messo quattro anni a nascere. Che ci costa attendere ancora? Siamo svezzati.

Gli indizi, come il ladro professionista che gioca a beffarsi del detective avversario, li ho disseminati ma vanno colti e messi insieme per farne una prova.

Questo romanzo è un po’ come me.

Anche lui ”figlio di Ogino-Knaus”. Nel senso, però, che la penna ha toccato il foglio, quel 27 agosto 2010, senza immaginare di concepire. E poi ha concepito. Più o meno nel periodo in cui fui concepito io. Sempre alla ”Ogino-Knaus” all’incontrario.

Ora sto cercando di dargli un fratellino. Pensato, stavolta. Ma non sarà un parto programmato. Sono sempre rischiosi. Io stesso fui un parto programmato. Beh, rischiai grosso. Ma sono qua.

Perché Ulisse? Lui, pur meritandosi il Purgatorio di Dante, ebbe l’ardire di continuare nella scoperta.

Perché il tempo non è mai esaurito per voltar pagina e continuare a leggere. Siamo finali aperti a tutto. Libri che si fanno leggere veloci ma che non si posano né si riposano. Vengono ripresi più volte e sono sempre nuovi.

Questo è il segreto. L’elisir di eterna giovinezza anche quando ci toccheranno rughe.

Per non morire vecchi.

 

Fate buon viaggio. E fai buon viaggio anche tu.

 

ALESSIO CHRISTIAN PANICO – ULISSE

27 AGOSTO 2014.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *