XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Mt 18, 15-20)

      Il Vangelo di questa Domenica ci invita a custodire il fratello, facendoci carico del suo peccato. Anzitutto siamo esortati a costruire attorno a noi una sana fraternità, tesa a correggere in modo evangelico chi ci sembra stia deviando dai comandamenti del Signore. Questa costante provocazione è una sfida ardua per le nostre comunità, e domanda la volontà  di tessere relazioni evangeliche, perché nessuno si “perda”.

L’esperienza del peccato è sempre qualcosa di drammatico in noi, perché ci disumanizza privandoci della dignità di figli di Dio. Eppure il Vangelo ci delinea un chiaro modo di agire proprio in merito alla capacitàdi  relazionarsi, per poter contare sull’aiuto dei fratelli ed evitare di restare intrappolati nel peccato. Gesù ci dice che giochiamo il nostro equilibrio interiore sulla base di buone ed autentiche amicizie, che poggiano sulla fraternità.

I passi da compiere per l’edificazione della comunità.

Anzitutto la correzione nei riguardi del fratello interessato. Va evitato l’errore – purtroppo assai diffuso – di diffamarlo, a causa della nostra codardia, o peggio ancora, della nostra accidia o della logica del compromesso. Alcune novità possono essere deleterie e generare morte. Si tratta di un passo delicato e va pensato bene.

E se non mi ascolta? In tal caso, ammonisce Gesù, si prendono dei testimoni credibili al fine di indurre il fratello alla correzione. Qui si parla di persone amiche, non di giudici pronti a puntare il dito contro il peccatore; persone oneste e veritiere, non maliziosi disposti alla complicità di un peccato facile.

 Il terzo passo riguarda la comunità, cioè  quella comunione che si definisce Chiesa. Solo in essa, quando è in sintonia con Cristo, possiamo trovare ragione di salvezza, grazie all’intercessione dei fratelli. se poi non ascoltasse neanche la Chiesa, dobbiamo intensificare oltremodo i nostri sforzi e prodigarci per lui trattandolo da pagano, cioè da colui che più di tutti è bisognoso di aiuto. La nostra memoria corta è assai incline a dimenticare che Gesù ha cercato soprattutto i più lontani, ed  ha operato i suoi prodigi in terra pagana. Trattare il fratello da pagano quindi significa trattarlo con il massimo della carità, perché debole e fragile. La comunità è responsabile di ciascuno dei suoi membri.

 Il brano si conclude con una promessa di Gesù che dice ai suoi discepoli di essere con loro quando sono riuniti nel suo nome. Attorno alla sua memoria e rivestiti del suo amore, essi sono in grado di suonare una musica che sale gradita a Lui e al Padre suo.

Che ognuno di noi possa suonare bene la propria partitura ed ascoltare bene quella dei propri fratelli, in modo da donare al Creatore quella musica senza fine che Egli, sapientemente, ha posto in ogni anima.

 Di: P. Francesco Marino O.P.

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