II DOMENICA DI AVVENTO – ANNO B (Mc 1, 1-8)

Il nostro compagno di viaggio in quest’anno liturgico è l’evangelista Marco. L’inizio del suo Vangelo è già un programma teologico. La bella notizia di Marco alle comunità cristiane è «Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio»; inizio del mondo nuovo ricapitolato in Gesù. Egli è il Cristo, il Messia, il Figlio di Dio, la cui storia si riconduce all’arché di tutte le cose. La ‘bella notizia’ non è tanto quella di lasciarci intendere la funzione di Gesù e la sua missione, ma il fatto che proprio quel Messia sia il Figlio di Dio; venuto nel mondo per dirci che Dio ci vuol bene. Lo si ascolterà più tardi nella professione di fede di Pietro e nella testimonianza del centurione ai piedi della croce. Cieli e terra nuova cominciano con il battesimo di Gesù al Giordano, per mezzo di Giovanni Battista. Con un testo profetico ci viene presentata la sua austera ed affascinante figura, di asceta solitario e di battezzatore per la conversione degli uomini. E qui scopriamo il primo messaggio dell’Avvento: occorre che cambiamo la nostra mentalità (metànoia) e che adeguiamo le nostre prospettive di vita alla Buona Novella. Conversione dunque implica una vita nuova.

L’Evangelista cita il cap. 40 del profeta Isaia, che costituisce il Libro della Consolazione del Secondo Isaia, unitamente ad altri testi dell’Antico testamento (Esodo e Ml). L’autore che lo scrive ha il compito di consolare il suo popolo, per proclamare che la sua schiavitù è finita. Attraverso il deserto (il dabar  è il luogo della rivelazione), nella parte orientale, il popolo compie un esodo al rovescio per farsi battezzare. Così Giovanni può presentarli a Gesù, nuovo Mosè. Il deserto diventa perciò necessario luogo di purificazione e di prova, ma anche luogo dell’anima nella quale il Signore si rivela e compie la sua promessa. Il tempo che viviamo chiede pazienza ed attesa, perché il tempo di Dio non è il nostro tempo, e le sue venute devono trovarci vigilanti e contemplativi nell’azione.

Il Battista ci presenta uno stile di vita diverso, provocandoci sui rituali delle nostre giornate. Avvento significa rinuncia, silenzio e sobrietà dei sensi esterni. Lasciamoci interrogare dallo stile di vita che conduciamo per educare i nostri orecchi all’ascolto e le nostre labbra a parole coltivate nel silenzio.

Di: P. Francesco Marino O.P.

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