I CARABINIERI NELLA RESISTENZA

Nell’ambito delle celebrazioni del Bicentenario dell’Arma, appena trascorso, si deve certamente considerare il significativo apporto dei Carabinieri nella lotta al Nazifascismo all’indomani dell’8 settembre 1943 sino alla liberazione di Roma, avvenuta il 04 giugno 1944.

Il fondamentale ruolo dell’Arma in quel drammatico periodo fu assolto, come vedremo, da due reparti costituiti da Carabinieri: la Banda Caruso e il Contingente R, due aspetti concomitanti della stessa vocazione ugualmente votata al bene e all’integrità dello Stato e alla sicurezza della popolazione.

E’ importante sottolineare, preliminarmente, che, dopo l’armistizio, il Comandante Generale dell’Arma, Angelo Cerica, dette l’ordine ai Carabinieri di restare al loro posto, continuando l’attività d’istituto, a testimoniare la vitalità dello Stato e la continuità delle funzioni statuali, pur in regime di occupazione militare e in una fase di disorientamento politico-istituzionale.

Da quel momento non esiste più una storia omogenea per tutti i reparti dell’Arma ma vicende diverse legate alle situazioni territoriali, all’iniziativa dei singoli appartenenti all’Istituzione, ai rapporti con le forze antifasciste.

Nella città di Roma, intanto, la resistenza ai Tedeschi a Porta San Paolo e alla Magliana rappresentò l’esordio ufficiale della lotta partigiana al Nazifascismo: gli scontri, particolarmente cruenti, furono sostenuti dai Carabinieri della Legione Allievi e del Gruppo Squadroni “Pastrengo”, dai Granatieri di Sardegna e dai Lancieri di Montebello, fiancheggiati da folti nuclei di cittadini e nonostante la strenua difesa della Capitale, le truppe tedesche della 2^ Divisione paracadutisti e della 3^ corazzata, il 10 successivo s’impadronirono della Capitale. Le perdite dei Carabinieri ammontarono a 17 morti 48 feriti, di cui alcuni molto gravi.

Nell’immediato la Resistenza si organizzò in diverse formazioni, di cui la principale era il Fronte Clandestino Militare con a capo il Colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, affiancata il 7 ottobre (dopo la deportazione in Germania di oltre duemila carabinieri di stanza a Roma) dal Fronte Clandestino di Resistenza dei Carabinieri guidato dal Generale Filippo Caruso e , per questo, denominato anche “Banda Caruso” , forte di circa 6.000 uomini organizzati su due Raggruppamenti:

–  Territoriale, al comando del Tenente Colonnello Giovanni Frignani, già Comandante del Gruppo Interno di Roma;

–  Mobile, al comando del Tenente Colonnello Bruto Bixio Bersanetti, già primo Comandante del 1° Battaglione CCRR paracadutisti.

Premesso che ambedue agivano concretamente con competenza regionale e in collegamento con altre formazioni attive nell’Italia Centrale, il primo aveva maggiore tendenza informativa, di controllo e di raccordo , il secondo era spiccatamente operativo (guerriglia, sabotaggi).

I Carabinieri in servizio nell’Italia Meridionale liberata dagli Alleati conservarono la loro struttura ordinativa e i loro compiti tradizionali. Il 12 settembre 1943, il Colonnello Romano dalla Chiesa, Comandante della Legione Carabinieri di Bari costituì in quella sede il Comando Carabinieri Italia Meridionale che comprendeva i reparti della Puglia, Calabria e Basilicata. Il 15 novembre successivo la denominazione fu trasformata in Comando Carabinieri Italia Liberata, con giurisdizione estesa alla Sicilia e alla Sardegna, con la nomina a Comandante del Generale Giuseppe Pieche (mentre il Colonnello Dalla Chiesa divenne Capo di Stato Maggiore).

Il 15 gennaio 1944 il citato Comando Carabinieri Reali Italia Liberata, con funzioni di Comando Generale per i territori che venivano via via restituiti alla sovranità italiana, istituì a Napoli un reparto speciale di circa 2.300 militari con il compito di affiancare le unità al fronte e di ripristinare la linea territoriale dell’Arma, soprattutto nella Capitale una volta liberata.

Il reparto, posto al comando del Tenente Colonnello Carlo Perinetti, fu denominato Contingente “R” (per Roma) e partecipò, tra gli altri, ai combattimenti nella zona di Anzio. La notte tra il 4 e il 5 giugno, mentre erano in corso gli ultimi scontri alla periferia capitolina con le truppe tedesche in ritirata , avvenne la riunione tra le forze della “Banda Caruso” e quelle del reparto che il giorno 5 attraversò le vie del centro con i soldati della 5^ Armata statunitense del Generale Clark, accolte dalla folla esultante.

Gli uomini del Contingente “R” erano riconoscibili dall’uniforme nazionale grigio-verde con la “bustina” o con la “lucerna”, diversamente da quelli delle Sezioni mobilitate con i Gruppi di Combattimento italiani, che avevano tenute inglesi.

L’8 seguente il Comando Generale fu reinsediato a Roma, prima Capitale Europea ad essere liberata dall’occupazione nazista e vennero pure ricostruiti i Comandi della 2^ Divisione “Podgora” affidata allo stesso generale Filippo Caruso, della VI Brigata al Colonnello Luigi Bertarelli e della Legione di Roma al tenente colonnello Carlo Perinetti.

Corre l’obbligo di precisare che nella lotta partigiana e nelle azioni di rappresaglia naziste l’Arma ebbe 2.735 caduti, 6.521 feriti e oltre 5.000 deportati: un così alto tributo è stato riconosciuto con la Medaglia D’oro al Valor Militare concessa alla Bandiera.

 

 

Di: Rosario Castello*

*Comandante Provinciale Carabinieri Bari

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