SALVO D’ACQUISTO, TESTIMONE DI FEDE

Nel Bicentenario della Fondazione dell’Arma, il sacrificio di Salvo D’Acquisto, a 71 anni dal suo eccidio, merita una menzione particolare perché rappresenta l’espressione più intensa di amore verso il prossimo e la testimonianza di una generosità  spinta sino al dono della propria vita.

Papa Francesco, nell’incontro con i Carabinieri in Piazza San Pietro il 6 giugno 2014, chiede di ricordare col cuore, con la preghiera e con il silenzio “Il fedele servitore dello Stato che a 23 anni, qui vicino a Roma, a Palidoro, ha spontaneamente offerto la sua giovane esistenza per salvare la vita di persone innocenti dalla brutalità nazista”

La vicenda di Salvo D’Acquisto, Vicebrigadiere dei Carabinieri Reali, ucciso il 23 settembre 1943 dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale in cambio della liberazione di 22 ostaggi, lascia un ricordo quanto mai vivo nella travagliata storia italiana del secolo scorso: se si prova a leggerla nel senso profondo, quella vicenda supera di gran lunga la mera cronaca, racchiusa nella narrazione di coloro che ne hanno dato testimonianza, per diventare nel tempo esempio di carità cristiana esternata da un giovane carabiniere che ha fatto della propria esistenza un dono.

    La vita, la crescita spirituale e culturale, l’istruzione scolastica e religiosa dei salesiani e il catechismo dei gesuiti, l’educazione della famiglia del giovane Salvo, raccontano le virtù di un cristiano dall’animo profondamente generoso e dall’intelligenza limpida, guidato dalla fede in Dio secondo l’esempio dei genitori Ines e Salvatore e soprattutto della devotissima nonna Erminia, vedova di carabiniere, un po’ la sua guida spirituale del nipote, la quale metterà nelle sue tasche  il rosario che lo seguirà fino alla morte.

Nella famiglia di Salvo si respira un sereno clima affettivo, pur nelle difficoltà economiche e nelle prove di sofferenza e malattia. In casa D’Acquisto, la vita trascorre come ricerca del bene e della felicità degli altri, anche a costo di sacrifici e rinunce personali e la nascita dei figli offre gioia e saldezza al legame familiare.

La vita di Salvo è un continuo esempio di carità verso gli altri: dalle preghiere per il fratellino molto malato alla bontà verso la sorellina Franca; dalle botte dei coetanei per aver difeso gli amici in difficoltà al dono delle sue scarpe a un bisognoso della sua età; dalla difesa della ragazzina cieca insultata dagli amici alla rinuncia agli studi per lavorare e aiutare la sua famiglia; dalla visita negli ospedali ai suoi pochi spiccioli donati a un collega…”

La propensione alla vita militare indotta dalla presenza nella famiglia di tanti appartenenti all’Arma, lo induce a fare il carabiniere anche perché è convinto che, in tale veste, avrebbe potuto fare del bene agli altri.

Come carabiniere Salvo si distingue presto per la sua fedeltà al dovere, il rispetto per la gente e il suo innato bisogno di aiutare gli altri, armonizzando il sentire religioso con l’affetto per il prossimo e le doti tradizionali del carabiniere: l’amore di patria, il coraggio, lo spirito di sacrificio il senso del dovere sia nella vita privata che in quella militare.  “Il mio dovere è di essere con la gente che è stata affidata a noi” questa è la netta risposta, espressione di un cuore pieno di amore, rivolta a chi gli consiglia di nascondersi a Roma dopo l’8 settembre 1943.

Una convinzione che lo porta a offrire se stesso per salvare ventidue ostaggi che già stavano scavando la fossa, dove sarebbero stati sepolti dopo la fucilazione come ritorsione a un presunto attentato.

Il gesto eroico finale di Salvo d’Acquisto non è un momento di generosità occasionale ma la naturale conseguenza di tutta una vita rivolta a prestare attenzione agli altri, in cui il senso del dovere spinto sino all’estremo sacrificio, assume la fisionomia della carità cristiana eroica.

Quella di Salvo D’Acquisto è l’autentica testimonianza di un laico cristiano e l’esempio di una santità raggiunta nell’adempimento fedele e generoso dei doveri del proprio stato.

A ragione si può definire Salvo D’Acquisto “martire moderno” secondo l’intuizione di Papa Benedetto XVI[2], che ricorda in questo modo il valore dei Martiri moderni:

E’ più che mai necessario riproporre l’esempio dei Martiri cristiani, sia dell’antichità sia dei nostri giorni, nella cui vita e nella cui testimonianza, spinta fino all’effusione del sangue, si manifesta in modo supremo l’amore di Dio. Essi sono coloro che hanno annunciato il Vangelo dando la vita per amore. Il martire, soprattutto ai nostri giorni, è segno di quell’amore più grande che compendia ogni altro valore”.

Mi piace terminare questa breve riflessione con le parole di Papa Giovanni Paolo II, che in un discorso ai Carabinieri[3] ebbe a dire:

«La storia dell’Arma dei Carabinieri dimostra che si può raggiungere la vetta della santità nell’adempimento fedele e generoso dei doveri del proprio stato. Penso, qui, al vostro collega, il vice-brigadiere Salvo D’Acquisto, medaglia d’oro al valore militare, del quale è in corso la causa di beatificazione”.

E la speranza, da Carabiniere, è che questa causa possa finalmente definirsi dopo oltre 31 anni dal suo avvio e che Salvo D’Acquisto possa assurgere alla dignità di Santo, come martire in divisa da Carabiniere, che dona, nel compimento silenzioso ed onesto del dovere, la sua vita per gli altri, secondo

l’insegnamento del Vangelo, scatenando l’odio dei sui carnefici che lo uccidono, in ultima analisi, in odium fidei per l’esempio di coerenza cristiana da lui offerto.

Di: Rosario CASTELLO

Comandante Provinciale Carabinieri Bari

 


[1] Questa riflessione nasce dalle risultanze di un convegno tenuto il 7 giugno 2013 a Castel Gandolfo (RM), a cui lo scrivente ha partecipato, dal titolo “Salvo d’Acquisto, un martire in divisa”, con gli interventi, tra gli altri, del Vescovo di Albano, Mons. Marcello Semeraro, del postulatore della causa di beatificazione, Mons. Gabriele Teti, della scrittrice Rita Pomponio, autrice del libro, “Salvo D’Acquisto un martire in divisa”, ed. Paoline.

[2] in un discorso alle Pontificie Accademie l’8 novembre 2007 in Vaticano.

[3] Roma, 26 febbraio 2001.

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