II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B- (Mc 9, 2-10)

Gesù sceglie la via di Dio, vincendo le tentazioni nel deserto, e annuncia ai suoi discepoli la sua passione. Dopo sei giorni si colloca l’episodio del vangelo di questa domenica.

L’episodio della Trasfigurazione chiarisce il messaggio della Quaresima, che è un invito a salire sulla montagna, scalandola tappa dopo tappa, sino a raggiungere la vetta. La vita spirituale infatti è proprio questa ascesa dell’anima che si innalza sino al suo Creatore, per mezzo di Gesù, nello Spirito Santo. Gesù conduce i suoi discepoli sulla montagna, perché facciano la loro scelta e accettino il suo stile; uomini che mettono passi dietro quelli del Maestro. Ma il monte biblicamente inteso non è il monte fisico, ma  il momento in cui l’intimità con Dio raggiunge il suo picco più intenso. L’uomo si lascia coinvolgere nei ‘pensieri’ e nei ‘sentimenti’ di Dio e cambia la sua vita; di fronte a Dio le cose gli appaiono decisamente diverse, cambiano forma proprio come cambia lui, come cambiano Pietro, Giacomo e Giovanni che non capiscono. L’Evangelista vuole dirci che agli occhi di Dio l’uomo riuscito è colui che segue il Figlio crocifisso, colui che serve come ha fatto Gesù, “l’amato” perché sacrificatosi per amore. Sul ‘monte’, cioè alla presenza di Dio e per mezzo del suo Santo Spirito, le cose cambiano prospettiva. I giudizi e i criteri di valutazione non sono più quelli del mondo, ma quelli di Dio, che operano nell’uomo una metamorfosi: Il servo, l’umiliato, il crocifisso sono agli occhi dell’Altissimo le perle preziose del suo Regno; quelli che noi giudichiamo falliti e derelitti.

Questa singolare pagina di teologia la percepisco come una grande consolazione. Infatti, se da un lato Gesù è l’uomo dei dolori, sfigurato e umiliato, è anche vero che la sua Passione non diminuisce affatto la sua gloria e potenza. Egli è e resta il Figlio di Dio. Piuttosto la sua metamorfosi ci incoraggia ad intraprendere il non facile cammino di conversione, fatto di ostacoli e di prove, ma anche di consolazioni e di doni dello Spirito. È davvero consolante pensare che il nostro rapporto con Gesù non è fatto solo di privazioni e di sofferenze, al punto che non ci siano la gioia e l’estasi dello stare con Lui.

La metamorfosi di Gesù deve essere anche la nostra; il suo essere una sola cosa con il Padre, nell’intimità della preghiera, deve essere anche la nostra principale preoccupazione. Solo facendo l’esperienza interiore della metamorfosi, potremo essere lucciole di speranza per i fratelli; punti d’appoggio per chi vacilla e colori vivaci della grande della vita.

Di: P. Francesco Marino O.P.

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