XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Mc 6, 30-34)

L’insigne vescovo di Antiochia Ignazio scriveva ai cristiani di Magnesia che «non basta essere cristiani, ma bisogna esserlo davvero». Annunciatori del vangelo lo si è quando si impara a stare con il Maestro, che ti sussurra il suo amore di elezione e predilezione, soprattutto quando scoraggiamento e delusione sembrano dominare in un animo agitato e inquieto.

L’evangelista Marco sembra ammonire il discepolo – e tutti noi lo siamo – a non smarrire il senso primari della nostra vocazione, che è quello di stare con Gesù. Ogni buon innamorato è naturalmente attratto dall’amato/a con cui desidera condividere emozioni e sentimenti, sogni e progetti di vita. Ciascuno di noi nasce con il dardo conficcato nell’identità, con il risultato che, talvolta, ci riesce difficile sapere chi siamo e verso quale meta siamo orientati. Come Pietro abbiamo bisogno di sapere e di fare esperienza che solo il Cristo ha “parole di vita eterna” (Gv 6, 68) e solo Lui può orientare i nostri passi all’annuncio dei cieli nuovi e della terra nuova.

In questo tempo di riposo fisico e spirituale deve aprirsi nell’anima un pertugio per l’azione dello Spirito Santo, perché non sciupiamo l’occasione di lasciarci afferrare dall’amore di Cristo. Vita attiva e vita contemplativa sono complementari e si fecondano reciprocamente. Mille velenose dissipazioni inquinano l’anima e altrettante dissipazioni rendono la vita interiore un giardino selvaggio lasciato all’incuria dei nemici dello Spirito. Il tempo e lo spazio che dobbiamo dedicare all’anima affinano l’udito alla verità di Cristo e sono l’antidoto più efficace contro gli schematismi alienanti di una società sempre più confusa e incapace di riconoscere le proprie radici spirituali.

Per essere davvero cristiani, dunque, aneliamo alla solitudine del deserto, luogo dove Dio ama incontrarci, e ridiamo alla vita il suo pieno significato. Quanto più staremo con il Maestro tanto più proveremo viscere di misericordia per la fragilità del fratello che ci passa accanto. E Gesù ama giocare a nascondino nella carne sofferente dell’uomo.

Di: P. Francesco Marino O.P.

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