NUOVA VITTIMA SUL LAVORO… UNA DONNA

Il 13 luglio del 2015 una donna italiana di San Giorgio Jonico, Taranto, all’età di 49 anni, sposata e madre, è morta mentre lavorava nelle campagne di Andria per l’acinellatura dell’uva, dopo ore di lavoro sotto un caldo afoso. E’ questa una notizia che nessun notiziario o quasi ha diffuso.

Sulle cause della morte della donna ci sono dei forti dubbi, afferma il segretario generale Flai Cgil Puglia, ma nessuno è finito nel registro degli indagati, come invece è successo per il caso di un altro  decesso avvenuto alcuni giorni dopo in un campo di pomodori.

Nessuno si preoccupa delle 40 mila donne italiane che vengono sfruttate nelle nostre campagne, mal retribuite, che per pochi euro si alzano alle prime luci dell’alba, affrontano ore di viaggio per raggiungere il proprio posto di lavoro, svolgono ore di estenuante  fatica,  affrontano infine nuovamente un lungo viaggio e infine  fanno ritorno alle proprio case.

Le braccianti, come lei, stanno ore in equilibrio su delle cassette di legno o di plastica per raggiungere i filari di uva per un salario di 25 – 30 euro al giorno e che lavorano per non meno di sei ore otto ore al giorno, quasi sempre in condizioni precarie.

Non ci sono quindi solo degli immigrati a morire nei campi ma anche delle donne e italiane, come nel caso della donna di 49 anni che sebbene avesse lavorato per ben 15 anni, dall’alba sino al tramonto, per pochi euro al giorno, non aveva diritto a una pensione perchè non  aveva maturato nessun diritto.

Mi pongo ora una domanda:< E’possibile morire per 25 euro al giorno mentre c’è chi ne guadagna molti ma molti di più senza fare quasi nulla?>

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