XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù continua a pronunciare il discorso sul pane di vita, soffermandosi sulla realtà del credere e svelando l’identità del pane di vita che lui darà. Egli invita anzitutto i suoi interlocutori a non mormorare, come fecero gli israeliti nel deserto quando mormorarono contro Mosè per la manna, ma a credere in lui. Gesù svela due dimensioni del credere: è contemporaneamente opera del Padre e agire dell’uomo.

Se non ci attira il Padre, non possiamo costruire nessuna relazione con suo Figlio, e ciò è possibile per tutti. Si tratta di una attrazione che ci istruisce sulla fede, di una attrazione che non funziona in modo automatico, costringendo l’uomo a credere, ma di un ascolto che lasci parlare Dio. La fede è un dono che chiede di essere accolto, risposta a una Parola che ci interpella personalmente e ci chiama per nome. Infatti, l’atto del credere non è semplicemente accoglienza di qualche idea o di un pacchetto di dogmi senza alcun margine di libertà e di creatività individuale, ma relazione viva con Gesù che ci plasma dall’interno ammaestrandoci a guardare la realtà con occhi diversi. Gesù è anche garanzia dell’unico vero modo di conoscere Dio, poiché ne è il rivelatore ultimo e definitivo.

Domandiamo dunque allo Spirito Santo un cuore puro e docile all’accoglienza dei suoi doni, per essere capaci di ascolto obbediente e disponibili a compiere la volontà di Dio che, per mezzo di Gesù Cristo, si manifesta a ciascuno di noi come vocazione all’annuncio della Parola e comunione con Dio e con i fratelli. L’Eucaristia, carne di Gesù Cristo che si offre a noi, ci interpella a un cambiamento radicale che è scienza della croce. L’odierna santa, Edith Stein, aveva scritto: Sono contenta di tutto; solo se si è costretti a portare la croce in tutto il suo peso, si può conquistare la saggezza della croce.

Di: P. Francesco Marino O.P.

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