XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – B –

     Il filosofo Plotino scriveva che «le anime devono sostenere una lotta grande e ultima» (Enneadi I; 6, 7). In effetti, nessuno di noi può mentire a se stesso, dichiarando di non dover lottare per raggiungere il posto preparato per ciascuno di noi dal supremo sacrificio di Gesù Cristo. Il Vangelo è esigente e non ammette sconti, soprattutto quando è in gioco la fede dei ‘piccoli’ e dei deboli che, come cerbiatti appena nati, muovono i primi passi verso la luce e attendono l’ingresso in una comunità che li accolga.

La tendenza a chiuderci in gruppi chiusi che sanno più di sette che di comunità evangeliche è una tentazione sempre presente in seno alle nostre comunità ecclesiali. Spesso ci consideriamo un’èlite di privilegiati di tipo gnostico, con la verità in tasca e la salvezza a portata di mano. Lo slogan è: “Se non sei dei nostri non stai con Gesù Cristo e non ti salvi”.

I discepoli di Gesù la pensano così e tentano di impedire ad altri di scacciare i demoni, cioè tutte quelle tendenze cattive e disordinate che albergano nel nostro cuore e ci disumanizzano: pensieri, parole e azioni che denotano ancora un cuore malato e bisognoso di lasciarsi toccare e guarire da Gesù. Essi non riescono a scacciare i demoni, perché sono abitati dalla mania di grandezza e di protagonismo, che è il modo migliore che possa esserci per non ricevere lo Spirito Santo. Senza l’umiltà del Maestro, infatti, che ci dice di porre i nostri passi dietro i suoi, non possiamo ricevere profezia e carisma; senza ascolto della Parola che stupisce e insegna la carità, nessuna buona azione ha radice di stabilità. Invece, la buona azione in difesa del povero e del debole è sempre indice di una profondità interiore che non è semplicemente umana. E fatto ancora più eclatante: la buona azione può provenire da un ambiente ‘impuro’ ai nostri occhi. Un ambiente che non sia il nostro gruppo o la nostra parrocchia.

Se la comunità ecclesiale è e resta il modello di fede da seguire, la città posta sopra il monte ove regnano pace, giustizia e amore fraterno, è salutare ricordare che lo Spirito Santo agisce per vie altre e diverse da quelle cui siamo soliti immaginare.

Invochiamo il dono dello Spirito perché ci insegni le imperscrutabili vie del Signore e ci doni i suoi carismi: fede  profetica e infiammata carità, per un cuore ed una parola che non scandalizzano, ma che edificano, già qui in terra, la città ideale abitata dalla logica del servizio e del dono umile di sé a ciascuno dei fratelli. Oggi, imploriamo dall’amato Consolatore quel senso della realtà che ci indica profeti capaci ancora di stupirsi e di stupirci.

Di: P. Francesco Marino O.P.

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