La domenica sportiva

Ora è ufficiale: la Juve è tornata. E lo fa con una vittoria in rimonta contro un Bologna ben disposto in campo, ma con un evidente quanto incolmabile gap tecnico nei confronti dei campioni in carica. Una prestazione convincente quella dei bianconeri, soprattutto nei due lobi del cervello di  metà campo. Hernanes e Kedhira sembrano aver acquisito maggior confidenza e le trame tessute nelle due fasi di gioco iniziano a prendere forma. Un rigore almeno generoso non cancella quanto di buono osservato allo Stadium. L’impressione è che Allegri abbia finalmente trovato la quadra, integrando nel già collaudato telaio tutti i nuovi componenti. Ora il tecnico livornese potrà sfruttare la pausa per trasformare il ritardo in classifica in una nuova entusiasmante rincorsa.

Se le quotazioni della Juve salgono, quelle della Roma non scendono. L’undici di Garcia espugna il Barbera di Palermo, nonostante le ormai proverbiali mezzore di amnesia. È Gervinho a togliere le castagne dal fuoco ai giallorossi con un goal allo scadere, che fissa il risultato sul 2 a 4 contro un Palermo dal futuro piuttosto incerto. Un risultato che puntella la panchina di Garcia e rende quella di Iachini quantomai traballante.

L’Inter rallenta ancora. Dopo la stangata di San Siro ad opera della Fiorentina, un pareggio che sa di sconfitta contro la Samp. La squadra di Mancini sembra abbia smarrito la sicurezza nelle retrovie ed il cinismo negli avanti. Ciò che lascia riflettere è l’assenza di idee e geometrie in mezzo al campo. E c’è già chi rimpiange i neuroni di Kovacic ed Hernanes. Il calendario aveva agevolato il filotto d’inizio campionato, ma ora si inizia a fare sul serio ed il derby d’Italia tra due settimane è già un esame di maturità.

Ne approfitta la Fiorentina, che sfrutta al meglio il secondo turno consecutivo giocato quasi interamente in superiorità numerica. La Viola rifila tre ceffoni ad un’Atalanta impotente e vola sola al comando. Non accadeva dai tempi del Trap e di Batistuta.  Ma a differenza della stagione 98/99, l’unico brasiliano in rosa è il pur bravo Gilberto, che non è Edmundo. Quand’anche il giovane difensore dovesse cedere alla “saudade do carnaval”, le alternative in quel ruolo non mancherebbero certo a Paulo Sousa. Ecco perchè a Firenze qualcuno comincia a crederci davvero.

La Lazio fatica, e non poco, per avere la meglio di un Frosinone caparbio e a tratti pericoloso, e si conferma meritevole dei piani alti della classifica. Ci pensa un Keita in grande spolvero, che sembra essersi scrollato di dosso l’immagine di bella promessa un po’ inconcludente sotto porta. Un ritrovato Biglia e la rinnovata serenità nello spogliatoio di Formello suonano come musica per le orecchie di Pioli, e come campanelli d’allarme per le dirette concorrenti.

Il clou della giornata è la tarantella in quattro tempi che il Napoli mette in scena a San Siro nel posticipo serale. L’orchestra di Sarri è una meraviglia per gli occhi. Un mix perfetto di studio ed improvvisazione che ruota attorno al genio di interpreti come Higuain ed Insigne, capaci di ridicolizzare un Milan relegato al ruolo di semplice comparsa. Non cerca scuse Mihajlovic, lasciato solo sotto i fischi di un Meazza indiavolato, da Galliani che anticipa l’uscita dallo stadio. In conferenza stampa il tecnico rossonero non usa mezzi termini: “il Napoli è più forte del Milan”. Già. Proprio quel Napoli che tanto lo aveva cercato quest’estate e che il serbo ha rifiutato, preferendo la corte del Cavaliere.

 

Di: Matteo Marti

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