XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Giacomo e Giovanni vogliono i posti più importanti cui un uomo possa aspirare, lungi dal comprendere e ancor più dall’accettare il ‘calice’ amaro del Salvatore. L’incomprensione dei discepoli ancora una volta fa fatica a entrare nella logica del servizio, che implica l’offerta della propria vita. Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la vita in riscatto per tutti, ma Giacomo e Giovanni non sono pronti ad assumere una sequela così esigente. Essi non possono sapere che alla destra e alla sinistra di Gesù non ci saranno due uomini potenti e acclamati, ma due ladroni crocifissi. Per la terza volta Gesù annuncia ai suoi discepoli la sua passione, in obbedienza alla volontà del Padre: sarà condannato a morte, consegnato ai pagani, schernito, sputato, flagellato e ucciso, ma dopo tre giorni risusciterà ed entrerà nella vita piena. Ecco il programma di Colui che rende nuova la storia con l’offerta di sé.

    Giacomo e Giovanni pretendono dal loro Maestro che egli faccia quanto essi gli chiedono, ma Gesù li invita a estrarre dal loro cuore i sogni che li animano per confrontarli con la sua proposta di uomini veri. Quante volte proprio gli uomini esemplari (come Giacomo e Giovanni), i cristiani più impegnati e dediti al servizio corrono il rischio di avanzare dei meriti e sono tentati dal demonio dell’apparenza e dei primi posti. È un rischio che dobbiamo tenere sempre presente, per non percorrere sentieri diversi, se non addirittura opposti, a quelli di Gesù Cristo. Nella Chiesa troni, porpore e segni esteriori possono scandalizzare, perciò occorre ridimensionarle e considerarle per ciò che sono: accidenti che, lungi dal costituire la sostanza della fede, possono solo esprimere quella bellezza liturgica che è anzitutto impegno etico ed esercizio continuo della carità.

La gloria che Gesù costruisce con il dono della propria vita deve essere la scelta di coloro che vogliono essere suoi discepoli. Il vessillo da impugnare è quello della croce, perché è sulla croce che Gesù è glorificato, Servo sofferente che ci insegna che vivere significa saper amare. Anche noi, uniti a Lui come tralci alla vite, cerchiamo di somigliargli nell’offerta della nostra vita al servizio dei fratelli.

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