SOLENNITÀ DI GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO – ANNO B – Gv 18, 33-37

L’odierna solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo conclude l’anno liturgico, proiettandoci in quello nuovo che comincia con il periodo di Avvento.

La riflessione che l’evangelista Giovanni ci presenta è tutta incentrata sulla regalità di Cristo che, lungi dall’essere un sovrano paragonabile ai re della terra o ai detentori del potere politico, economico e religioso, prospetta ai suoi discepoli il regno dell’amore e l’umiltà del servizio. La regalità di Cristo non è legata al potere degli uomini e non ha alcun bisogno del consenso degli uomini, perché Cristo, pur essendo Re di questo mondo, non è da questo mondo. La predicazione che in vita lo ha contrapposto alle autorità religiose del suo tempo ha sempre insegnato la logica del perdono e della mitezza, della non violenza e della preghiera che sfocia nella carità concreta. Perciò, giova che sappiamo riconoscere i segni di Cristo e del Spirito Santo in mezzo a noi, non nella potenza degli eserciti e nel clamore roboante e possente delle macchine da guerra, ma nei gesti di amore di coloro che sanno testimoniare la fede con coraggio e mettersi al servizio dei fratelli.

Nel pretorio Gesù tranquillizza Pilato, facendogli comprendere che non ha alcun interesse per il potere politico e che della regalità dell’imperatore Tiberio non gli importa nulla, dal momento che la sua regalità non è temporanea e non affonda le sue radici nella carica fascinosa e inquietante del potere. Agli scribi e ai farisei aveva detto di dare «a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio» (Mt 22, 21; Mc 12, 17; Lc 20, 25).

Ciò che a Gesù interessa e che costituisce la sola ragione della sua incarnazione è la testimonianza della verità che consiste nella Rivelazione del Padre. Gesù è la verità sull’uomo, la verità che serve e non si lascia asservire, perché Egli stesso è la Verità, il Sole di giustizia che mai tramonta. Tutto passa, persino i grandi imperi che sembrano schiacciare i deboli e gli indifesi e non avere mai fine. Un gesto d’amore, invece, per piccolo che sia, ridonda nell’assemblea degli angeli e dei santi e non resta senza effetto.

In questi tempi grami bestie molteplici e fameliche sembrano assoggettare il mondo, trascinandolo in una spirale di violenza e di morte. Per questo dobbiamo domandare a Gesù, Re dei re, di fortificarci nella fede per riconoscere i segni della sua regalità in mezzo a noi e testimoniare il suo Regno con coraggio. Come si legge nel libro del profeta Daniele al Figlio dell’uomo, a differenza dei sovrani tracotanti e orgogliosi che passano, sono dati «potere, gloria e regno. Il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto» ( Dan 7, 14).

Esultanti, perciò, lodiamo e glorifichiamo il nostro Re: Gesù Cristo, via, verità e vita; ieri, oggi e per sempre!

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