I DOMENICA DI AVVENTO/C (Lc 21, 25-28.34-36)

Con la prima domenica di Avvento comincia un nuovo anno liturgico, colmo di attese e di speranze. Andiamo incontro a Cristo che viene e che resta, a differenza di quanto è caduco e che non può e non deve catturare le nostre energie psichiche, fisiche e spirituali. Ogni nostro sforzo deve plasmare il cuore nuovo che sgorga dalla vigilanza e dalla preghiera. Il discepolo che, alla scuola di Cristo, impara ad amare e a soffrire proprio come Lui, coglie i segni di un germoglio giusto anche in mezzo alle fosche tinte del sopruso, dell’egoismo e delle tante forme di impurità e di corruzione.

Gesù annuncia segni di novità che non preludono alla fine del mondo, ma la suo rinnovamento. Nella sua venuta tra gli uomini “il Dio con noi” fattosi carne ha predicato che nessun potere umano, politico, economico e religioso può dirsi stabile e duraturo; nessun progetto umano può avere pretesa di continuità, poiché non ha in se stesso quella forza vitale che può permettergli di resistere alle vicissitudini della storia e delle vicende umane.

La speranza e la vigilanza cui Gesù ci esorta ci parlano di un’attesa operosa, fatta di gesti concreti che mettono le nostre migliori energie al servizio dei fratelli: poveri nello spirito e nella carne. L’Avvento esige che ciascuno di noi possa crescere e sovrabbondare nell’amore, per riconoscerlo là dove si manifesta, senza clamore e riflettori, ma con la discrezione che non s’impone. È vero e sperimentabile che in tutto ciò che passa, è l’amore a rimanere.

Chiediamo al Signore che in questo tempo di silenzio e di discernimento, di speranza e di gioiosa attesa ci sia concesso di vivere bene il tempo, sensibili e ricettivi, per captare i segnali di Colui che sempre viene nella nostra vita. Egli bussa alla porta del nostro cuore per fare festa con noi suoi amici e discepoli. E noi apriamogli con la leggerezza del cuore unificato e pacificato.

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