III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C (Lc 4, 21-30)

     Il ministero di Gesù comincia con un insuccesso doppio, poiché riceve rifiuto e ostilità da parte dei suoi compaesani. Si tratta di una incomprensione che produrrà nel Figlio di Dio un’amara solitudine, tale e profonda da essere  da lui sperimentata fin sul Calvario.

Gli abitanti della bassa Galilea hanno convinzioni dure da scardinare, certezze granitiche che spesso sono anche le nostre, come certe visioni di Dio, della fede o della Chiesa. Eppure Gesù a coloro che lo ascoltano, nella sinagoga di Nazareth, annuncia la benevolenza di Dio manifestata verso i pagani: il profeta Elia fu inviato a una vedova di Sarèpta di Sidone, cioè una donna pagana, e il profeta Eliseo guarì il generale Naaman, il Siro. Ma il Messia deve rispondere a requisiti precisi, primo fra tutti quello del liberatore glorioso e potente. Le parole di Gesù, volte a proclamare la lieta novella dell’amore gratuito di Dio per tutti i popoli, non possono piacere alla sua gente. In essi risuonano i toni minacciosi e profetici di un “giorno di vendetta”, che annuncia “l’anno del riscatto” (Is 63, 4): «Calpestai i popoli con sdegno, li ubriacai con ira, feci scorrere per terra il loro sangue» (Is 63, 6).

A destare meraviglia, dunque, è il messaggio di benevolenza e di amore che Gesù proclama per tutti i popoli. Perciò, a Nazareth, Egli è additato come figlio di Giuseppe, che è rispettoso della Legge e delle Tradizioni. Gesù, invece, se ne discosta.

La lezione di Gesù, unico Maestro della Parola che ha incarnato, è una lezione sullo stile del predicatore e della predicazione. A nessun predicatore della Parola è dato di scendere a patti con le convinzioni o le opinioni del tempo, per quanto esse manifestino la mentalità dominante; nessuna predicazione può  essere modellata sugli orecchi di coloro che non vivono la Parola e che non sono disposti a pagare di persona per essa. Gesù è un profeta vero, perché sintonizzato solo ed unicamente sulla volontà del Padre. Gesù è la Carità vivente che ci insegna a non preoccuparci dei nostri successi, quanto piuttosto che il seme del Regno cresca e si fortifichi in noi, con pazienza e mitezza.

Amato sin dall’eternità Egli ama l’umanità per l’eternità e del Padre ci insegna l’assoluta gratuità di amore per la quale tutti possiamo proclamare l’anno di grazia, che si compone di giorni, ciascuno dei quali ci offre molteplici possibilità di kairòs, cioè attimi nei quali lasciarci incontrare e guarire da Gesù, nostro unico Salvatore.

 Di: P. Francesco Marino O.P.

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