GIURO DI ESSERE FEDELE

Lo stato di questo Paese è tutto nella leggerezza e nella superficialità con le quali, in queste ore, viene manipolato il concetto di fedeltà. Uno dei valori fondanti di molti rapporti interpersonali e della quasi totalità delle società del pianeta.

Rimango disorientato nell’assistere ad un dibattito che, come osserva il lucido Cacciari, sembra quello tra ubriachi.  Un dibattito che di politico non ha nemmeno l’ombra. Un bailamme a colpi di slogan e calcoli elettorali intavolato tra i banchi di quella che dovrebbe essere la camera alta della Repubblica Italiana. La stessa Repubblica che impone e pretende (giustamente e ci mancherebbe altro) la fedeltà dei suoi servitori, ed allo stesso tempo la taglia, la incolla, la salta come un canguro, la stralcia, la stupra come fosse lo zero virgola di una manovrina qualsiasi.

Onorevoli Senatori, ma cosa ne sapete voi di fedeltà? Voi ideatori di gruppi e maggioranze a geometria spudoratamente variabile. Voi che, sotto l’ombrello della Costituzione più bella del mondo a giorni alterni, non avete l’obbligo di riconoscerla nemmeno ai vostri elettori. Voi che alla fedeltà preferite spesso e volentieri la fiducia.

Da vent’anni, ogni singolo giorno della mia vita professionale, e di riflesso di quella privata mia e di chi mi sopporta, è stato giustificato, mosso ed orientato da quattro semplici parole: giuro di essere fedele. Ogni levataccia quando vorrei rimanere a letto, ogni barba a secco, ogni razione k. Ogni missione, ogni trasferimento, ogni stangata. E non è possibile nemmeno immaginare quanto mi roda l’assistere impotente all’umiliazione del valore attorno al quale, nel bene e nel male, ruotano questi miei vent’anni.

 (Foto ANSA)

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