“L’INVIDIA DEI FENICOTTERI” DI COSIMO LERARIO

Conversazione indolente con Cosimo LERARIO nel solito bar di Poggiofranco, in occasione della presentazione a Bari del suo “L’invidia dei fenicotteri”

TRA UN CAFFE ED UN SUCCO DI FRUTTA, RIEVOCANDO NOSTALGIE DI UN ALTRO POSTO.

 

Il nome di Cosimo LERARIO è tutt’altro che sconosciuto per chi frequenta questo giornale online.
Da quando, nel 2013, è rientrato a Bari per trascorrere gli ultimi sprazzi del servizio attivo da Colonnello medico, Lerario è difatti uno dei soci più attivi della Associazione Apuliaonlus.

Ha iniziato la sua azione nel nostro sodalizio nel novembre 2013 partecipando (all’epoca solo da spettatore) alla seconda edizione Convegno “SICUREZZA, LEGALITÀ E SVILUPPO”, per poi contribuire da dietro le quinte all’allestimento del terzo (2014). Sino, quindi, a presentare una propria comunicazione nel quarto appuntamento (quello del 2015), rievocando l’esperimento condotto dal Ministero della Guerra nel 1915 di creare una Facoltà di Medicina Bellica a poca distanza dalle trincee, destinata a formare i quadri sanitari in grado di affrontare le esorbitanti perdite umane provocate dal primo grande conflitto mondiale. Ovviamente in una esposizione condita della sua proverbiale sfrontatezza, soprattutto quando si è trattato di chiosare le attuali pecche nell’organizzazione sanitaria militare attuale al cospetto di un sottosegretario alla Difesa.

Nel frattempo, sempre per le attività culturali di Apuliaonlus, nel 2014 Lerario aveva messo mano alla organizzazione di un convegno nazionale sulla comunicazione mediatica della disabilità, in partnership con la Associazione Italiana Persone Down e con RAI-3.
Così come ha preso parte attiva, sia nel 2014 che nel 2016, alla realizzazione delle rispettive giornate di donazione di giocattoli e presidi didattici destinati ai piccoli ricoverati dell’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari.

E’ uno di noi, in definitiva. Ma in questa occasione lo incontriamo “da estraneo” (anzi da gradito ospite) perché ci parli del suo ultimo libro “L’invidia dei fenicotteri” (Edizioni La Zattera Cagliari) da poco presentato a Bari nella Libreria Roma di piazza Aldo Moro. E, una volta tanto, Cosimo Lerario appare tutt’altro che a proprio agio al tavolinetto del bar del quartiere barese Poggiofranco dove è ormai consuetudine che i soci di Apuliaonlus si incontrino e tengano le loro riunioni.

Proviamo a scardinarne le resistenze tra un caffè ed un succo di frutta, nemmeno stessimo scimmiottando quei Fellini, quei Moravia e quei Flaiano che si stiracchiavano muscoli ed idee nei caffè letterari romani degli anni 50 del secolo scorso.

Il fatto è che non è non mi piace poi troppo parlare di me…” ammette lo scrittore con un po’ di tracotanza. “Che vuoi sapere, Presidente ?”
“Del tuo libro, di cos’altro vuoi che ti chieda ?”
“E vabbè. L’ho scritto. Lo pubblicato. L’ho già presentato a Cagliari lo scorso novembre. Quindi a Bari a febbraio. Ti basta ?
“Tutto qui ? Sei più indolente di quando ti chiedo di scrivere qualcosa per Apulianews. Cosa che, peraltro, sto ancora attendendo che inizi a fare seriamente…”
Tranquillo, prima o poi lo faccio. Prima o poi…”
“Si, vabbè. Allora, di che parla questo testo ?”
“E’ una raccolta di memorie ambientate nel periodo in cui ho vissuto a Cagliari. Come sai dal 2 dicembre 2009 al 20 luglio 2011 sono stato il Direttore del Dipartimento Militare di Medicina legale del capoluogo sardo. Soggiornandoci ho vissuto esperienze, incontrato persone, raccolto idee che ho compendiato in queste righe. Tutto qui.”
“Un diario, quindi.”
“Non proprio. Preferisco definirlo un reportage intimistico ed emozionale.”
“Interessante.”
“E’ soprattutto un libro che parla del Viaggio e dei suoi effetti. Ma, ancor più e meglio, è un libro sulla Permanenza in un posto piuttosto che in un altro, in quanto occasione di vita e pretesto di rinnovamento della propria esistenza.”
“Quindi va al di là della ambientazione cagliaritana. Mi chiedevo proprio se avesse senso commercializzarlo anche da queste parti”
“E’ proprio così; per tutte queste considerazioni sarebbe un errore grossolano circoscriverne la fruibilità ad un pubblico di Lettori limitato alla sola città di Cagliari, in cui è ambientato ed a cui è dedicato. Essendo un libro che parla di emozioni quella città potrebbe tranquillamente essere qualunque altra delle tante in cui io ho vissuto. O in cui chiunque vada a vivere. O persino se non dovesse staccarsi dalla propria.”
“Comunque il testo non è un “mattone”, come si dice in questi casi. ?”
“Assolutamente no. E’ scritto con un linguaggio intenzionalmente discorsivo, quasi banale, che fa l’occhiolino più a come si parla in televisione che a come si scrive sulla carta stampata. Un precisa scelta stilistica che ho voluto adottare perché fosse leggibile per molti e non per pochi: dagli amici professori universitari alla sciampista che lo possa sfogliare tenendolo sulle ginocchia mentre si rilassa con un pediluvio.”
Come è strutturato il racconto ?
“Su una introduzione e otto capitoli. Nella introduzione chiarisco ai Lettori perché ho deciso di scriverlo ed il significato del titolo. Nel primo capitolo “Una vita fuori tempo” descrivo me stesso. Nel capitolo “Non è vero che si piange arrivando” sbeffeggio gran parte dei luoghi comuni sulla Sardegna come la percepisce il resto degli Italiani. In “Non a caso sono levantino” mi abbandono un po’ alla autocitazione, dovendo descrivere gran parte di quanto ho realizzato in una città che mi ha sedotto, accolto e vezzeggiato come una amante premurosa e sensuale. Quindi, nel capitolo “Magnifiche Presenze” ho virato lo stile del racconto verso corde decisamente surreali, avendo descritto i miei frequqnti incontri con fantasmini impertinenti impegnati a tenermi sveglio con le loro scorribande notturne negli anfratti dell’ex convitto gesuitico di via Azuni in cui abitavo. Il capitolo “Foto di Gruppo” è, invece, una multiforme galleria di ritratti delle persone che hanno contribuito a rendere la mia vita cagliaritana più interessante e più intensa. Nel “Il Palazzo degli Uomini liberi. E di buoni costumi” il protagonista del racconto non è più un soggetto in carne ed ossa, ma uno dei più bei palazzi di Casteddu, come è chiamata la Cagliari antica: palazzo Sainjust. Il capitolo “Ora che ci penso” è nel contempo un peàna al rimpianto delle cose non fatte ed un inno alla speranza di poterle realizzare. Diversamente, nell’ultimo capitolo, “Neanche fossi un’Accabadòra” rievoco il senso della morte che accompagna la chiusura dello scritto, scandito sullo sfondo dalla incombente presenza della Accabadora, la figura che nel mito sardo praticava la eutanasia. Ti basta ?”
“Assolutamente si. Come dicevi, l’hai già presentato sia a Cagliari lo scorso novembre sia a Bari la scorsa settimana. Come è stato accolto ?”
“Alla grande, inaspettatamente persino per me. A Cagliari un bagno di folla e ottime recensioni sulla stampa. Sette presentazioni in cinque giorni e centinaia di copie vendute. Tutto vero: d’altronde nell’epoca dei selfie, tutto è documentato in tempo reale. Non si può più bluffare come ai bei tempi andati su questi aspetti. Chi c’è c’è; e si vede se c’è…”
“Da queste parti, invece, dove lo presenterai ?”
“Come detto, lo scorso 16 febbraio è stato già presentato nella Libreria Roma in piazza Aldo Moro a Bari. E anche lì ho bissato il lusinghiero riscontro di pubblico e di vendite; immagina che il primo stock è andato esaurito in meno di un mese ed il Libraio (scrivilo con la maiuscola !) Renato Gagliano ha dovuto ordinare un ulteriore carico alla casa editrice La Zattera, solo per fare fronte alle prenotazioni rimaste inevase.”
“Dopo di che….”
Successivamente verrà fatto al Teatro del Carro di Molfetta (Venerdì 11 Marzo ore 20). Poi a Palo del Colle, nel Laboratorio Culturale Rigenera. Quindi, probabilmente ancora in un teatro, a Modugno. Il 1° aprile alla Biblioteca di Bitonto; e, poi, ancora a Barletta. Le date precise non sono ancora fissate per motivi organizzativi; ma sarà sufficiente navigare sulla pagina Facebook intitolata al libro per essere costantemente aggiornati del programma. E poi, faremo anche una presentazione tra di noi di Apuliaonlus, prima o poi. No ?

“Assolutamente si. Ci organizzeremo. Un’ ultima domanda: ma in tutto questo che c’entrano i fenicotteri ? E perché ne sei invidioso ?”
“Beh. Se proprio ci tieni a saperlo devi comprare il libro. E, magari, leggerlo anche: dopo di che ne riparliamo. A proposito, i caffè chi li paga ?

“Pago io, così Tu mi regali il libro… con dedica! E io Pagoo!!

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *