GIOVANI TALENTI CRSCONO

Intervista alla giovanissima cantante emergente Alessandra Valenzano, in questi giorni in lizza per un concorso canoro bandito da “Gazzetta del Mezzogiorno”, non nuova ai più prestigiosi palchi del settore, come Area Sanremo.

 

– Presenti il tuo nuovo pezzo con un filmato alquanto originale. Cosa ti ha ispirata?

L’idea di partenza era quella di rappresentare un amore impossibile. Sospeso, appunto. Mi piace pensare che, per tutti quelli che si sono amati veramente, l’ultimo bacio non sia ancora stato dato. O che, perlomeno, rimanga sempre un po’ di quel qualcosa al di là del mondo, al di là di tutto. Proprio per questo nel video sembra quasi che esistano solo loro: il resto non conta più e passa in secondo piano rispetto a quel loro stare insieme, mano nella mano. Come se non avessero mai smesso di amarsi.

– Un filmato amatoriale girato in centro a Bari…

Amo profondamente la mia città. Ho voluto riprendere i miei due protagonisti in quelli che sono i miei luoghi preferiti, diciamo. La sede della mia facoltà, giurisprudenza, in primis. Inoltre, c’è da dire che il video è finalizzato alla semifinale del concorso de la Gazzetta del Mezzogiorno, “Gazzetta music contest”. Questo vuol essere un mio elogio alla cultura, alla città, all’arte. Perché noi baresi, davvero, ne abbiamo tanta da offrire. Spesso non ce ne accorgiamo nemmeno.

– Sappiamo dunque che sei un’appassionata studentessa di Legge. Come interpreti la musica, rispetto allo studio di una disciplina così tecnica?

Molta gente sceglie di fare una cosa o l’altra. Io penso che le cose si debbano integrare, che non possano funzionare da sole. La musica necessita di contenuti e lo studio non può essere racchiuso in semplici nozioni da imparare meccanicamente. Bisogna essere creativi per brillare. Spesso mi chiedono se siano stati i miei genitori ad obbligarmi a prendere giurisprudenza: io dico sempre di no, che sin da quando ero bambina dicevo a tutti quanti di voler diventare un “notaio cantante”. Ora sono cresciuta, e so che non si possono fare entrambe le cose a livello professionale: ma voglio lavorare su entrambi i fronti perché un domani, ad ogni modo, sia fiera di quello che avrò raggiunto, senza alcun rimpianto. Ci vuole solo tanto impegno!

– Parrebbe che l’espressione artistica ti sia davvero indispensabile…

So solo che, qualsiasi cosa accada, lei c’è sempre. Può sembrare scontato, davvero, ma quando mi sembra che il mondo mi stia crollando addosso è solo lei che riesce a risollevarmi, a farmi credere nuovamente nelle cose belle della vita che, spesso, vengono surclassate dalla negatività, dallo stress, dai vari impegni. È la mia migliore amica, se si può dire così.

– Quali sono i tuoi modelli ed obiettivi?

Sono un prodotto misto. Mio padre è un ex batterista e mi ha indirizzato sulla musica rock e d’autore. Infatti, i miei artisti preferiti in assoluto sono Battiato, Gaber e Vecchioni. Vado completamente matta anche per i the Cure. Mia madre, invece, è un’inguaribile romantica e mi ha fatto conoscere la dolcezza vocale di Mariah Carey e Celine Dion. Credo di avere un animo da rocker e riconosco di essere crepuscolare e malinconica … forse è questo che sono. Mi sono accorta che le cose più belle mi vengono fuori quando sono arrabbiata: mi piace pensare di essere capace, attraverso l’arte, di trasformare in energia positiva e poesia anche quel che di brutto mi capita. Tuttavia, in generale, sono veramente felice e soddisfatta. Quest’anno mi sono presentata ad area Sanremo con un pezzo scritto da me e sono a buon punto con il mio romanzo; ho passato i primi esami della sessione a pieni voti e so che, con un po’ di fortuna e caparbietà, potrò raggiungere molte delle cose che mi sono prefissata.

– Com’è cominciato questo percorso, a metà fra la passione e l’ambizione futura?

Ricordo solo che stavo canticchiando nella sala d’attesa dell’accademia in cui prendevo lezioni di piano. Il mio maestro si accorse di me e mi fece cantare una canzone della Disney. Lui mi accompagnava col pianoforte. Fu una sensazione magica. In quel momento capii che cantare fosse la cosa che più mi piacesse fare, il mio posto nel mondo. Tuttora è così: e questo mi riempie il cuore.

– perché VAle?

È l’unione del mio cognome e del mio nome. Mi fa ridere il fatto che entrambi i miei genitori abbiano cognomi che cominciano con “Valen” : questo mi fa pensare al verbo valere. Come se mi desse ancora più coraggio per credere nei miei sogni. Inoltre, è il nome che ho scelto per la protagonista del mio romanzo, ora in fase di stesura. Ormai tutti mi chiamano VAle o AleVale, il che mi fa davvero molto piacere.

Di: Flavio Faccia

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