DOMENICA DI PASQUA – ANNO C –  Gv 20, 1-9

Ai miei lettori, che sono i miei fratelli nella fede, auguro una memoria prodigiosa e una immaginazione degna dei racconti di Tolkien o di Lewis. Mi chiedete la ragione di questo augurio? La risposta, fratelli carissimi, è data: per credere nella Risurrezione di Gesù di Nazareth occorrono la memoria di tutto quanto il Maestro aveva preannunciato ai suoi discepoli e l’immaginazione colma di fede per credere che nel sepolcro Egli non c’è più.

Il vero sepolcro, infatti, è la memoria rocciosa del loro cuore, del nostro cuore capace di immortalare ogni parola e gesto da Lui amorevolmente compiuti. Tutto doveva condurre alla sua Passione e Risurrezione. Gesù risuscita e ci dona la salute totale, con la sua morte sconfigge la morte e ci divinizza, donandoci una vita trasfigurata. L’infelice sheol, che richiama l’ade greco, non è più il regno invalicabile degli infelici, né vivi né morti, ma il coro unanime dei redenti che aspettavano la liberazione. Negli inferi Gesù porge la mano ad Adamo ed Eva, mentre i patriarchi e i profeti lo salutano. La nebbia del tempo ci ha separati, tanto che non sapevamo nulla gli uni degli altri, se non lamenti supplichevoli e voci di lode di coloro che ansimavano per incontrare il Messia.

Con la vittoria del nostro Redentore possiamo darci la mano con tutti coloro che esistevano sulla terra  e scorgere l’unico filo di tutta la storia del mondo. Gesù ci rende la morte per quella che è: lucido e vero momento di amore sponsale, perché percepita alla luce della fede, passo progressivo verso la risurrezione, e la risurrezione come il ritorno a tutto ciò che abbiamo perduto, nella luce nuova dell’eternità. Con Lui la nostra discesa agli inferi è salita alla vita eterna; con Lui che ha vinto la morte dando la vita, noi siamo gioiosi e grati ricordi della sua vita d’amore. E per tornare alla memoria che ho richiamato all’inizio di queste righe, dico che se la ravviviamo con amore sempre nuovo e quotidiano, essa ci aiuterà a leggere gli eventi della nostra vita alla luce del Vangelo e, a partire dal Vangelo, le lenti con cui li leggeremo saranno certamente diverse, compresa la Pasqua. La memoria di tutto ciò che Gesù Cristo ha detto e compiuto per noi ci rende la Pasqua ricca di promesse e santi ricordi capaci di vincere vuoti, paure e nostalgie.

La Pasqua ci canta la sublime promessa del nostro Salvatore in Galilea: «Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno» (Lc 24, 6-7). Nello scrigno prezioso della memoria, fratelli carissimi, la grazia del mistero pasquale si  fa incanto dell’ascolto e gaudio di stupore, come per le donne invitate a sfogliare l’album dei loro ricordi per riportare alla luce il Vangelo ascoltato e creduto. Ed è sempre nella memoria, che aiuta la volontà e l’intelletto a lasciarsi pescare dall’Amore e ad amare, che si rinnova l’esperienza dei discepoli di Emmaus. La loro vicenda ci riguarda, perché chiude il giorno di Pasqua e apre il tempo della conversione più difficile, ma anche perché tutti possiamo essere tentati di nostalgia dello Sposo che non c’è e di scoraggiamento per le prove inevitabili della vita.

La memoria aiuta loro e tutti noi a ricordarci, ogni oltre tristezza, tutto ciò che lo Spirito ha operato nei nostri cuori. Memento: «Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a Lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6, 4). Corriamo anche noi come i zelanti Pietro e Giovanni al sepolcro e dal sepolcro partiamo ad annunciare il mondo nuovo. Nel nostro annuncio avremo bisogno tanto della fede di Pietro, imperfetta ma capace di meravigliarsi, quanto dell’indole contemplativa di Giovanni.

Con auguri di Risurrezione!

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