V DOMENICA DI PASQUA – ANNO C – (Gv 13, 31-35)

I versetti odierni di questo tredicesimo capitolo ci presentano  l’inizio di un lungo discorso pronunciato da Gesù durante l’ultima cena (lungo quattro capitoli). Hanno tutto il sapore di un testamento spirituale, perché ci presentano le ultime parole pronunciate dal Maestro ai suoi discepoli; tutto ciò che Egli ha detto e compiuto e che ha voluto fosse trasmesso alla sua Chiesa.

In due versetti la parola “glorifica”  o “glorificare” risuona cinque volte. Ma di quale gloria si tratta? La «gloria» dell’evangelista Giovanni denota il peso rilevante del Signore nella nostra vita e implica un’esperienza ben più grande di uno splendore o di una maestà teofanica e spettacolare. Dalla gloria di Dio manifestatasi pienamente in Gesù Cristo, infatti, scaturisce la carità (agàpe) che è il dono più grande che Egli ci ha lasciato. Dalla gloria di Cristo, il fallito agli occhi del mondo, nasce l’antidoto alla vana-gloria, che è la gloria secondo i canoni del mondo. La gloria di Gesù non è volta ad accaparrare e possedere ma a donare. Se la gloria del mondo esige un patto con il diavolo, la gloria del Figlio di Dio è espressione della massima libertà dell’uomo. Cristo è glorificato mentre Giuda opera la sua scelta, perché non è Giuda a privarlo della vita, ma è lo stesso Cristo a donarla a noi. Solo Lui dona la sua vita agli uomini e solo per mezzo suo siamo fatti eredi di una eredità che non passa, non si estingue e non muta, se noi non lo volgiamo e manteniamo fede al suo patto di amore.

In questo tempo di Pasqua le ultime parole di Gesù risuonano nella sua Chiesa per ciascuno di noi. La Chiesa vive del suo amore, che è il comandamento nuovo: amarci gli uni gli altri come Lui ci ha amato. È il comandamento della novità assoluta, vita di Cristo e capacità di donazione. La carità che ci aiuta a vivere e a sperare trova in Gesù nostro Signore la sua perenne e inesauribile sorgente. Ogni amore non potrebbe avere vita e durata se non fosse alimentato dall’amore dell’Eterno. Solo il suo amore è vita e le sue ultime parole un ricordo vivo e potente, trasmesso a noi da coloro che prima di noi si sono innamorati di Lui e, scommettendo la propria vita su di Lui, hanno scritto con inchiostro di Spirito Santo. L’amore di Gesù Cristo non ti fornisce beni materiali, non ti rende ricco e famoso, non muta il colore dei tuoi occhi e non ti cambia il fisico che vorresti per essere ammirato; tuttavia, è un fuoco al quale desideri riscaldarti, un magnete dal quale vuoi essere attirato, un abbraccio avvolgente e coinvolgente, una calda carezza e una voce tenera nei giorni di solitudine; soprattutto, l’amore di Gesù Cristo è incondizionato. Il mondo ama, l’uomo ama, ma né il mondo né l’uomo, al di fuori dell’amore di Cristo, possono appagare l’infinita sete di amore che ci aggancia all’eternità. L’amore dell’Eterno è un raggio di luce che squarcia il buio del tradimento umano.

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