DA SOR CLAUDIO A SIR. COMPLIMENTI A RANIERI

Ancora una volta il calcio appassiona ed emoziona. Stavolta lo fa in italiano, con il garbo, l’autoironia e l’umiltà di Claudio Ranieri. La matura compostezza con la quale il tecnico testaccino si presenta ai microfoni di mezzo mondo nel day after della più grande impresa del calcio moderno inorgoglisce. La tenera ingenuità con la quale confida di averci sempre creduto commuove. Crederci sempre, fino in fondo, in ogni ambito dell’esperienza umana.

Il rischio più grande che si possa correre in questa fantastica storia di sport e vita è proprio credere a questa lucida menzogna. L’intento è nobile, è evidente. Ma non ti crediamo Claudio. Non possiamo crederti. Non vogliamo. Bisogna essere folli per dirsi convinti del successo alla guida di un branco di volpi senza speranza. Un operaio dal gomito allenato e dalla rissa facile, un paio di scarti della seconda serie francese, l’immancabile figlio di papà e poco altro. A dire il vero bisogna essere folli anche solo ad accettare una simile sfida. Non è una questione di quote e bookmaker, ma di buon senso. Dicono però che ad una certa età si rinunci al buon senso e si riscopra il brivido del rischio. Tant’è.

C’mon Claudio! La tua non è perseveranza. Non è tenacia. È piuttosto lo stupore di fare felici scoperte in assoluta leggerezza. È la meraviglia del trovare un tesoro non cercato ed imprevisto mentre si stava cecando tutt’altro. È la magia di ritrovarsi campioni quando la salvezza sarebbe stata già un trionfo. In una parola è <em>serendipity</em>, come si dice a Leicester.

Una cosa è certa. Tempismo ed eleganza con cui Claudio Ranieri estrapola un messaggio così dirompente ed universale, da una storia che poteva essere tutta e solo personale, altro non fa che amplificare la magnitudine dell’impresa e dell’uomo stesso. Complimenti dunque a Mister Ranieri. Era Sor Claudio ed ora è Sir. Good job!

(Foto: corrieredellosport)

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