SOLENNITÀ DEL CORPO E SANGUE DI CRISTO

La mia mente eucaristica dondola di un gaudio che è gratitudine per  un Amore ineffabile che mi precede sempre e mi avvolge e promessa di non tradire mai il mio Sposo, che si dona con il suo Corpo e il suo Sangue. Questa Solennità manifesta il cuore della nostra fede poiché ci offre la capacità di orientare gli occhi dell’anima verso l’immenso amore di Dio che può e deve trasfigurare a sua immagine le nostre vite: pensieri, parole e azioni. Paolo ci consegna, prima dei Vangeli, parole di vita eterna: «Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete il calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga» (1Cor 11, 26). Ed è da queste parole che sono potenza di Spirito e identità della Chiesa che dobbiamo sempre ripartire e approdare, perché sono allo stesso tempo parole di slancio missionario e dolce approdo dopo le nostre fatiche. Gesù ci dona il suo Corpo e il suo Sangue perché ben ci conosce ed è più intimo a noi di quanto non lo siamo noi stessi. Ogni nostro desiderio e ogni nostra esperienza nel mirabile sacramento dell’Eucaristia incontrano la possibilità di essere assunti da una umanità trasformata. L’Eucaristia è l’unico cibo che non siamo noi a trasformare, dal momento che è il Signore a perfezionarci nella sua bellezza. Questo è il grande miracolo che si attua ogni volta che siamo uomini e donne di condivisione, traghettati dall’amore di Dio Padre, di Dio Figlio e di Dio Spirito Santo. Questo è il grande incontro tra il Cielo e la Terra, che suggella il primato di Dio su tutte le cose che ha creato e ha messo a nostra disposizione. I racconti della moltiplicazione dei pani non sono un reportage di ciò che Gesù ha detto e ha fatto, ma la grande catechesi che ci ammaestra con saggezza sull’uso dei beni e sulla responsabilità che abbiamo di condividere ciò che abbiamo. Nessun uomo può disporre dei suoi beni come se fossero suoi e nessuna logica di mercato e di profitto possono sostituire ciò che siamo: uomini di condivisione chiamati a perpetuare il miracolo di Gesù, che è quello di condividere. La vera moltiplicazione, infatti, si attua quando distribuiamo in maniera equa i beni che nostro Padre ha messo a nostra disposizione. Sì, in maniera equa, perché a Dio non piace che alcuni suoi figli abbiano la pancia piena a scapito di una moltitudine che invece muore di fame; ma anche perché non possiamo mentire a noi stessi. La nostra vera fame non è quella del cibo materiale, ma dell’amore che abbiamo bisogno di scambiarci gli uni gli altri.  Lo scambio ci dona vita e ci rende vivi della vita della Trinità.

In occasione di questa meravigliosa Solennità, ricordiamo tutti di essere pellegrini e ospiti al grande banchetto celeste che è cominciato già qui in terra e sforziamoci di saziare la fame di amore dei nostri fratelli. È vero che siamo tutti pellegrini lungo lo stretto marciapiede della vita, mendicanti dell’amore che Gesù ci ha offerto gratuitamente. E se l’abbiamo sentito sulla pelle e nelle ossa, allora non possiamo imprigionarlo, perché la sua gioia è troppo grande.

Gesù, il tuo Corpo e il tuo Sangue ci aiutino ad accettare la logica del Padre tuo, logica di condivisione, logica di chi entra nel mondo in punti di piedi, con semplicità e gratitudine.

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