LUCI E OMBRE (CINESI) A SAN SIRO

Quello che l’Inter si appresta a completare nei prossimi giorni è un volo intercontinentale da Malpensa a Nanchino, con scalo a Jakarta. Che a ben guardar bene non è la rotta più breve, né la più logica. Una rotta come solo un sodalizio con la pazzia intarsiata nella sequenza genetica può escogitare. E sono tante le domande che affollano i pensieri dei milioni di passeggeri imbarcati a bordo dell’aereo più pazzo del mondo calcistico italiano. Sarà il volo giusto? Non avremmo forse potuto prenderlo prima? Che bisogno c’era dello scalo tecnico in Indonesia?

Ed invece eccoli lì, ancora in navigazione ed ancora insicuri sul destino del volo nerazzurro. A poco servono le rassicurazioni del comandante in seconda Moratti sulle condizioni a destinazione. Già perché in fondo è lo stesso ufficiale che, meno di tre anni fa, aveva ceduto la cloche a Eric Thohir, per garantire una crociera più sicura e confortevole. Lo stesso Thohir che ora, ai loro occhi, sembra abbandonare la cabina di pilotaggio, canticchiando Vecchioni tra una virata e l’altra. Milano scusa, stavo scherzando.

Nell’epoca della globalizzazione, non è certo l’industria del calcio a poter pensare di rimanerne estranea. Sicuramente non quella che ha per baricentro Milano, città da sempre pronta a captare trend ed opportunità nel panorama internazionale. Figurarsi poi la sponda del Naviglio che da oltre cent’anni ha scelto Internazionale come marchio registrato. È vero, il calcio è un business atipico, nel quale il profano profitto si mischia alla sacralità di valori come fede, appartenenza, tradizione. Un mix talvolta difficile da accettare, soprattutto in mancanza di risultati.

Ecco, i risultati. Provando ad interpretare i sentimenti dei milioni di tifosi interisti, ciò che in queste ore agita i loro sonni è proprio la difficoltà con cui simili operazioni conducano al risultato finale. Basti osservare il return on investment dei petroldollari di PSG e Manchester City, tanto per citare due esempi, per rendersi conto di quanto sia facile spendere nel mercato calcistico europeo e di quanto sia complicato spendere bene. E non passa certo inosservato che le tre corazzate continentali veramente vincenti negli ultimi anni, Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco, possano vantare proprietà e management quasi interamente autoctoni.

Ciò che tutti i tifosi della Beneamata si augurano è che la nuova proprietà cinese sappia essere glocal, come insegnano gli esperti milanesi della Bocconi. Che sappia, cioè, pensare globale ed agire locale. Che riesca quindi a sfruttare le opportunità commerciali e di valorizzazione del marchio offerte dal mercato globale, ma preservando il patrimonio di oltre cent’anni di interismo, puntando magari su una dirigenza italiana. L’ultima finale di Champions League ha appena dimostrato che il punto di partenza per la risalita può essere proprio il Meazza. Uno stadio nato moderno ed ammirato persino da chi è di casa al Bernabeu. Una risorsa forse da rinfrescare, ma dal potenziale enorme. Un teatro da sempre pronto a riempirsi di appassionati esigenti. Appassionati che attendono soltanto che le luci tornino nuovamente ad accendersi a San Siro.

(Foto: 90min.com)

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