BREXIT: VERITA’, BUGIE E LUOGHI COMUNI DI UNA SVOLTA POTENZIALMENTE EPOCALE

Brexit è il termine giornalistico con cui, in maniera semplicistica e grossolana, si è soliti definire il Referendum con i cittadini del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord hanno espresso il loro parere in merito al seguente argomento: La Gran Bretagna dovrebbe restare membro dell’Unione Europea o lasciare l’Unione Europea? 

La scelta, come ci hanno spiegato i listini di tutto il mondo con una tranvata sui denti, è stata:  Lasciare (‘Leave’) l’Unione europea.

Chiarito, quindi, il cosa cerchiamo di capire: come si è arrivati al referendum.

Carnefice di se stesso è stato il premier David Cameron che decise, nel 2013, nel tentativo di placare l’ondata euroscettica che stava minando anche il suo partito, di indire il referendum. Il calcolo di Cameron, o forse l’azzardo visti gli esiti, era il seguente:

  1. indico il referendum;
  2. vado alle trattative con l’UE agitando lo spettro dell’uscita;
  3. ottengo il più possibile (e tanto o forse addirittura tantissimo gli è stato concesso);
  4. torno in patria da vincitore e sbargaglio avversari interni ed esterni rafforzando la mia leadership.

Peccato che questa volta l‘empirismo inglese sia andato in crisi.

I sudditi di Sua Maestà speventati, blanditi dal populismo di Farage hanno scelto con la pancia e non con il consueto cinismo  che li contraddistingue (John Locke, George Berkeley e David Hume si staranno rivoltando nella tomba) tralasciando alcuni piccoli dettagli che, messi insieme, posso essere drammaticamente dirompenti:

  • “loro” (visto che oramai non stanno più con noi ma sono extracomunitari) uno status del tutto particolore lo avevano già e quindi dall’Unione prendevano solo il meglio;
  • escire non dall’Euro, a cui già non avevano aderito, ma dall’area di libero scambio è un autogol visto che tutte le teorire economiche concordano solo su pochi punti e uno di questi è che: un’area di libero scambio porta a maggiori vantaggi rispetto ad altre forme di mercato chiuso, semichiuso o semiaperto;
  • innescare processi secessionisti in un Paese con fortissime spinte centripete significa rimettere in discussione il referendum scozzese, alimentare la voglia di indipendenza Nord irlandese, offrire una chance alle rinvendicazioni spagnole su gibilterra;
  • la borsa di Londra ha acquistato anche quella di Milano ergo domani ci si potrà aspettare una migrazione verso l’Italia di Banche, Imprese (vedi per esempio la FIAT, pardon FCA) che avevano preferito l’ombra del Big Ben e il grigio della City alla dolce vita o ai crauti della Merkel;
  • la classe politica europea unanimente riconosciuta per la sua inettitudine, visto che il mal dipancia da europeismo nasce della politiche di austerity che hanno affamato mezza europa, probabilmente adotterà come risposta il solito clichè fatto di minacce e ripicche (chiedere alla Grecia per maggiori informazioni) andando a destabilizzare ancora di più i mercati e visto che quello inglese oramai è un mercatino è inevitabile che saranno “loro” (sempre perchè oramai non stanno più con noi) a pagare il prezzo maggiore;
  • la sterlina si svaluterà, ottimo per le esportazioni, peccato che da anni “loro” abbiano puntato tutto sulla finanza piuttosto che sul manifatturiero vecchio stampo e quindi: non hanno nulla da esportare hai voglia a svalutare…

Potremmo continuare con ulteriori indicatori ma credo che questi siano sufficienti per permettere a chiunque di intuire quale sarà il trend di impoverimento a cui assisteremo e chi ne pagherà il prezzo maggiore. Questo non significa che per noi saranno rose e fiori ma che, come accade in ogni situazione di crisi, i problemi possono diventare occasioni e questo è il compito della Politica… Ma anche questa è un’altra storia.

God Save The Queen.

Goodbye

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *