XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C – (Lc 12, 49-53)

La mia mente oggi è stata subita condotta a una celebre poesia di Cecco Angiolieri che recita: «S’i’ fosse focoarderei ‘l mondo». Certo, il Poeta non pensava allo Spirito Santo cui si riferisce Gesù, ma rende l’idea di ciò che tutti possiamo e dobbiamo essere, se teniamo «fisso lo sguardo su Gesù» (Eb 12, 2). Pugili della fede e corridori della carità nello stadio della vita, noi tutti andiamo incontro allo Sposo che tifa per noi, sempre accanto a noi.  Il premio è  sublime e non ha paragoni perché si tratta della vita stessa di Dio che ci ammette a far festa con Lui,  ma non lo si può raggiungere con l’illusione di una vita tranquilla e a prezzo di una pace falsa, costruita sui compromessi con i poteri di questo mondo. La pace vera viene dallo Spirito e scardina i meschini calcoli umani come un fuoco che brucia e purifica, divide e rinnova. Quando questo ineffabile Fuoco abita nell’uomo è capace di compiere prodigi, di rovesciare  strutture di potere e forme di egoismo annidate in ogni ambito della società, persino in famiglia. Gesù è venuto a portarcelo sulla terra, dopo essere stato immerso nel battesimo della morte e aver vinto la morte con la sua risurrezione. I detentori del vecchio mondo, avidi di dominio, pensavano di averlo annientato, ma la sua vittoria sulla morte ha siglato la vittoria definitiva del mondo nuovo. Lo Spirito Santo è un dato di fatto che ha l’effetto di una spada in coloro che lo invocano e lo ricevono, dal momento che irrompe con novità evangelica per stupire e rovesciare tutto ciò non è evangelico. La sua divisione è dettata dalla luce che racchiude in sé, percepita come fastidiosa e dannosa da coloro che vivono avvolti dalle tenebre. Gesù non lo nasconde: la gloria per quelli che lo vivono sino in fondo è grande, ma devono passare come Lui attraverso persecuzioni di ogni tipo, finanche la morte, c. Eppure, solo se saremo disponibili a ricevere questo battesimo di fuoco, potremo infiammare la terra e sospingerla a desiderare per tutti una pace vera, anche a costo di attraversare l’angoscia del dono di sé. Ne è un esempio il profeta Geremia e tutti quelli che hanno «resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato» (Eb 12, 4).

di: P. Francesco Marino O.P.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *