XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Lc 11, 17-19 )

“Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero…”

Che gran cosa la gratitudine! Si tratta di una virtù che è sempre stata rara, anche se oggi il vizio che le si oppone, l’ingratitudine, graffia e fa male in modo particolare, perché viviamo la società “liquida” e consumistica che tende a misurare tutto secondo la necessità.

L’uomo che conta ogni minuto per qualche guadagno si innervosisce se un vecchio vuole raccontargli che sente male alla schiena, sia pure suo padre. Molti di noi si chiedono come reagire. Cosa rispondere? La gratitudine è una relazione con un altro che nasce da un contatto intimo, come quello della madre con il suo bambino. Quando la madre rinuncia al bambino, ferisce se stessa nella sua maternità.

L’ingratitudine, invece, è un processo di atomizzazione della società, che tende a renderci cellule isolate. L’uomo però è “sociale” per sua natura e il cristianesimo ci insegna che siamo famiglia di uguali perché figli di un unico Padre. Ringraziare, al modo del lebbroso samaritano, è un ottimo modo per vincere la lebbra dell’egoismo e di tante altre forme di peccato che ci deturpano e ci isolano proprio come la temibile malattia. La gratitudine, poi, ci ricorda che è il Padre celeste la fonte di ogni bene e il primo che dobbiamo ringraziare è Lui, al quale siamo sempre legati. Come restituirgli ciò che abbiamo ricevuto? Per mezzo degli uomini: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40). Allora l’uomo che vuole essere grato a Dio diventa grato anche per gli uomini. Chi dimentica Dio, va incontro alla lebbra: deturpa se stesso e si isola dagli altri; dimentica anche gli affetti più cari e si condanna a essere individuo piuttosto che persona.

Ringraziamo sempre fratelli e viviamo la Parola, che ci ricorda Gesù Cristo e che non è “incatenata”. A partire dalla Parola possiamo vivere un vero rinnovamento delle relazioni umane, in comunione con il Benefattore divino. Se la nostra gratitudine verso di lui è vera e sincera, il resto verrà da sé.

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