LUCI AL MUGELLO

Come spesso accade, le vicende calcistiche oscurano fatti e protagonisti che meriterebbero nove colonne e ben altre attenzioni. E così, mentre San Siro faceva da teatro alla replica dello psicodramma interista ed il libretto d’opera era l’intempestiva quanto inopportuna autobiografia di Mauro Icardi capitano e ragazzino, sulla pista del Mugello quel monumento sportivo che risponde al nome di Alex Zanardi portava in scena un’altra cavalcata trionfale, sulle note della sinfonia musicata dai 600 cavalli della sua BMW GT.

L’avevamo lasciato a Rio con la sua handbike e le medaglie olimpiche al collo. Due ori e un argento. Traguardi che spingerebbero ogni normodotato a lunghi periodi di pausa. Settimane per metabolizzare acido lattico, adrenalina, euforia. Mesi per rastrellare contratti pubblicitari, esclusive fotografiche, sponsorizzazioni. Anni sabbatici per decidere se vale la pena continuare. Ogni normodotato, appunto.

Di normale Alex Zanardi conserva solo l’aria da eterno ragazzo e quella erre arrotata che fa tanto via Emilia. Nulla è normale nel corpo e nella mente di questo gigante. Le sue imprese sportive dimostrano come proprio la mente costringa su di un piano secondario il corpo con i suoi limiti. In un’epoca nella quale tutto o quasi suggerirebbe il contrario. Nulla è normale nel corpo e nella mente di questo fenomeno. Come nulla può esserlo per chi è stato strappato dalle braccia della morte e, consapevolmente, vive ogni giorno come un dono meraviglioso.

Domenica prossima Alex Zanardi compirà cinquant’anni. La sua storia è al tempo stesso inno allo sport ed alla vita. Una storia emozionante raccontata con l’aiuto di Gianluca Gasparini della Gazzetta dello Sport in “Volevo solo pedalare”.  Dice Zanardi “a me mancava moltissimo l’idea di cacciarmi addosso una tuta consumata, alla Rocky Balboa, e andare a correre con la nebbiolina serale della Pianura Padana, come mi succedeva da giovane”. Come ti succedeva a ventitré anni, caro Alex. Quando vivevi solo per correre, allenarti in silenzio e andare più forte di tutti con la tua Dallara-Alfa Romeo. E a scrivere autobiografie non pensavi neanche lontanamente.

(Foto motorsport.com)

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