III DOMENICA DI AVVENTO – GAUDETE (Mt 11, 2-11) CICLO A

Una lieta notizia rende questa domenica più gioiosa del solito. Si tratta del gaudio di un Messia che richiede di “trasumanar”, come direbbe il sommo Dante; un Messia così diverso dagli schemi del popolo d’Israele che fa fatica a riconoscerlo persino il Battista. Egli è il precursore del Signore, l’amico dello Sposo, colui al quale è toccato l’onore di preparare la via al suo illustre Cugino: Gesù Cristo, Figlio di Dio.

Questo Gesù confonde Giovanni, perché non si impone con la forza degli eserciti per liberare i prigionieri come dice la profezia di Is 61; non fa chiasso, ma viene in punta di piedi; non abbatte le tenebre con clamore, Egli che è mite e umile di cuore; mangia con i peccatori più abietti e non osserva la Legge. Tutto ciò è troppo persino per l’ascetico Battista.

E Gesù come gli risponde? Con sei segni che manifestano la potenza della Parola: 1) i ciechi vedono (perché il Vangelo apre gli occhi a coloro che vivono senza orientamento); 2) i sordi odono (perché coloro che sono chiusi in se stessi odono di dover uscire incontro all’altro); 3) gli storpi camminano (perché quelli che vivono di espedienti e sotterfugi mettono passi dritti e alzano la schiena); 4) i lebbrosi sono guariti (perché quelli che provano vergogna di se stessi e che sono brutti a causa del peccato sono ammansiti e si fanno umili e generosi); 5) i morti risorgono (perché quelli che sono morti alla vita umana autentica hanno la possibilità di risorgere alla vita del Vangelo). In altri termini, Gesù dice che è la Parola a manifestare la sua presenza, la quale già opera grandemente nel più grande tra i profeti, che è Giovanni. E Gesù non lesina per lui un elogio, anzi lo esalta come colui che non si china ai poteri forti, ma ama la verità, perché è coerente e leale; egli non è una canna sbattuta dal vento, come – è triste doverlo ammettere – lo sono non pochi cristiani; non è un uomo dalle mezze misure, ma veste di pelli ruvide di cammello, perché alla vita corrotta e godereccia preferisce una vita profetica! Eppure – notizia sconvolgente – apprendiamo che a noi è toccata una fortuna più grande della sua. Infatti, ciò che il Battista ha potuto solo preparare e scorgere in filigrana noi abbiamo la possibilità di viverlo in pienezza.

Noi possiamo farci “piccoli” per il regno dei Cieli come si è fatto piccolo e povero Gesù, il Messia d’amore; intrattenerci con Lui in giochi d’amore davanti al tabernacolo, incontrarlo nelle Scritture, servirlo nei fratelli, etc. E dunque nel gaudio: Ti ringraziamo, o Signore, per il dono del Battista e per l’esserci di ciascuno di noi e gioiamo della Novella che guarisce con potenza, quando viene accolta con cuore sincero!

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