VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Mt 5, 38-48) – CICLO A

Dare e ricevere, sbagliare e punire, far del bene ed essere premiati e contraccambiati. Questa è la giustizia degli uomini, sempre arroccati in certezze da difendere a denti stretti e chini sull’aritmetica che conta i plausi e i consensi.
Di tutt’altro genere è la giustizia di Dio. Essa non si avvale del principio della reciprocità, ma dell’amore puro e gratuito. Nel Vangelo di questa domenica, che prosegue quello di domenica scorsa, Gesù ci offre altri due esempi del perfezionamento della Torah, che Egli compie quale Messia Figlio di Dio.
1) Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. E sta’ bene, perché la pena deve essere proporzionata al male arrecato. Io però vi dico che la logica dell’amore di Dio non dà la paga, perché cerca le ragioni della carità e si avvale dell’amore quale principio di ogni azione e decisione. Tanto nelle relazioni personali quanto in quelle interpersonali l’economia non è sufficiente. Si deve indagare, cercare e giustificare non secondo i canoni perbenistici del mondo, ma consci che chi ci offende è nostro fratello, per il principio che siamo figli di Dio. E al di fuori della relazione con Lui, Sommo Bene, non esiste nulla.
2) Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Io però vi dico che è giusto amare il prossimo come lo è amare il nemico. Se la natura di Dio è tale che fa sorgere il suo sole sui giusti e sui cattivi, perché tu non dovresti amare anche chi, sotto lo sguardo dell’Altissimo – e pur non sempre consapevole -, ti infligge un male? Questo è amore, scevro di ogni utilitarismo; questa è la natura del Padre ed è anche la tua natura. Se Dio ci ama anche quando lo tradiamo e non lo amiamo, come dovremmo e vorremmo, chi può ritenersi così giusto da non condonare il torto a chi prima di aver ferito lui ha ferito il Padre.

Questo – si badi bene – non è il Vangelo della passività dinanzi al male, ma la sua vera neutralizzazione. Gesù, nostro Maestro, è modello e norma di ogni nostra azione. Il male, così apparentemente grande e minaccioso, è capace di implodere dinanzi ad un piccolo gesto di umiltà: un “Ti chiedo scusa”, un “perdonami”, un sorriso, un silenzio, una pacca sulla spalla, etc.
Tu vinci il male con il bene e godrai la pace vera.

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