156 VOLTE BUON COMPLEANNO ITALIA

Buon compleanno Italia, oggi è il Tuo compleanno “Bel Paese” e seppur negli acciacchi e nelle miserie del vivere quotidiano, oggi, almeno oggi, è giusto ricordarTi in tutto il Tuo splendore.

156 anni fa, nascevi con un atto normativo del Regno di Sardegna – la legge 17 marzo 1861, n. 4761 – con il quale Vittorio Emanuele II assunse per sé e per i suoi successori il titolo di Re d’Italia.

Dopo il parto travagliato, tra sconfitte (la Prima guerra d’Indipendenza porta con se già tutti i limiti militari che caratterizzeranno la storia patria) e vittorie (Seconda guerra d’Indipendenza: battaglia di Magenta, Solferino e San Martino), tenuta a battesimo da Cavur, Garibaldi e Mazzini diventi uno degli Stati più grandi e popolosi d’Europa, ma, allora come oggi, non eri un gigante politico (Inglesi, Francesi, Tedeschi e Austriaci, Russi erano, e sono, tutti più bravi di Te).

Hai cercato con due guerre andate malino (una vittoria su rigore fischiato allo scadere -i tedeschi che si arrendevano per fame- nella Grande guerra; un pareggio a tavolino, dopo aver cambiato casacca in corso d’opera, nella Seconda Guerra Mondiale e poi la perdita delle colonie, dell’Istria, della Dalmazia e il dramma delle Foibe) di farti strada tra i grandi. Per fortuna hai capito quanto è bella la democrazia (confondendola con quella Cristiana per più di cinquantanni) e che era meglio impegnarsi per unire l’Europa piuttosto che conquistarla. Sei stata brava, hai avuto un ruolo centrale tra i fondatori della Comunità Economica Europea, sei entrata nell’esclusivo club Euro (dal quale vuoi uscire ora che la tessera di socio costa più di un biglietto ad un comizio per neopopulisti), esprimi il Presidente della Banca Centrale Europea (vero ago della politica europea che finanzia la ripresa a suon di quantitative easing ), sei una dei protagonisti dell’Europa unita, membro di peso della NATO e grande finanziatore dell’ONU (ma li sconti ancora la sconfitta non avendo diritto di veto).

È vero, l’economia va male, eppure avevi iniziato bene con un boom economico e un “oscar della moneta più salda dell’Occidente*” oggi, invece, galleggi tra manovre finanziare, leggi di stabilità e soldi che non bastano per assicurare un futuro ai giovani che migrano, come all’inizio del secolo scorso (Corsi e ricorsi storici… se solo studiassimo la magistra vitae).

Ma per fortuna, tra un referendum ed un Occidentali’s Karma, c’è ancora qualcuno che rimane e tra un voucher sì e un voucher no, i giovani si esaltano nello sport nazionale: l’arte di arrangiarsi e di tirare a campare.

Oggi tutti vorremmo festeggiare un compleanno hollywoodiano e sciorinare successi in economia e politica estera ma ci accontentiamo di essere stati di recente, per la quarta volta, campioni del mondo (anche se il nostro, e lo sappiamo anche noi, non è più il campionato più bello del mondo), di essere un Paese dove gli anziani, per fortuna stanno bene e vivono a lungo, dove si mangia bene e il clima è ancora bello (e questo almeno ce lo invidiano ancora tutti).

Certo potremmo fare di più, ma oggi, almeno oggi, ricordiamoci di quanto Sei bella e di quanto Ti vogliamo bene.

Buon compleanno Italia.

*“Nel periodo fra il 1951 e il 1958 il prodotto interno lordo dell’Italia aumentò a un tasso medio annuo di oltre il 5%, nel 1959 sfiorò il 7% e superò l’8% nel 1961. Nel 1964, il reddito nazionale netto era aumentato del 50 per cento. Fra il 1953 e il 1961, la crescita media della produttività fu del l’84%, accompagnata da un incremento dei salari del 49 per cento. In quegli anni, per la prima volta nella storia millenaria delle popolazioni stanziate nella penisola, la quota della popolazione attiva che lavorava nell’industria e nei servizi superò i lavoratori del settore agricolo. In poco più di un decennio, l’Italia era diventata irreversibilmente un Paese industrializzato. Fu la più radicale trasformazione economica mai avvenuta nella penisola. Nel maggio 1959 il quotidiano inglese Daily Mail affermò che il livello di efficienza e di prosperità raggiunto dall’Italia era «uno dei miracoli economici del continente europeo». L’anno successivo, mentre si svolgevano a Roma i giochi olimpici e la nuova Italia del “miracolo economico” fu visibile in tutto il mondo, una giuria internazionale nominata dal Financial Times attribuì alla lira italiana l’Oscar della moneta più salda dell’Occidente”. Fu miracolo, ma umano, di Emilio Gentile, ilsole24ore.

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