V DOMENICA DI QUARESIMA (Gv 11, 1-45) – Anno A

Cari amici, siamo giunti quasi al termine del nostro cammino quaresimale. Siamo stati introdotti nel mistero della persona di Cristo per riscoprire l’inestimabile dono del Battesimo: Gesù-Acqua (III D.), Gesù-Luce (IV D.) e Gesù-Vita (questa Domenica).
Questo itinerario ha mirato a farci conoscere progressivamente Cristo, così da poter professare la fede della samaritana, del cieco e di Marta. E’ la fede che esclama: “Questi è veramente il Salvatore del mondo (G v4, 42); è la fede che esclama: “Io credo, Signore” (Gv 9, 38); ed è la fede che esclama: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo” (Gv 11, 27).
Nella liturgia della Parola di questa domenica ci viene svelato l’enigma cruciale dell’uomo che si interroga sul senso della vita quando incontra la morte. Gesù afferma di essere la “risurrezione e la vita” proprio guardando in faccia la morte. E’ il suo modo di dirci che il passaggio dell’uomo non si compie dalla morte alla vita, ma dalla vita a un’altra vita. Per scoprirlo, occorre non fermarsi davanti al sepolcro, irretiti dal dolore per la perdita di chi abbiamo amato, ma rimuovere la pietra che sembra annullare la vita. Perché il rischio di fuggire di fronte alla morte e di bandirla dalla vita è grande, e illudersi che essa non abbia nulla a che fare con la nostra esistenza è ancor più grande. Gesù ci apre alla vita a partire dalla morte: dalla sua e dalla nostra morte. Ci dice di credere a un volto che è vita; a una presenza che pone ogni nostro istante, ogni nostro atto, ogni nostra parola e ogni nostro pensiero sotto il segno della vita. Ci esorta amorevolmente a vivere la vita vera con Lui, che ha vinto la corruzione del sepolcro e ha rotolato via la pietra.
A noi, che siamo morti al peccato per vivere con il Dio della vita, è data una lieta notizia: siamo i viandanti che di morte in morte passano alla vita, amando, donando e trasformando tutto ciò che è bello e buono in occasione di vita.

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