PARTE DALLA PUGLIA LA SPERANZA PER UNA GENERAZIONE PERDUTA

Parte dalla Puglia la speranza per una generazione di trentenni che la crisi economica ha tagliato fuori dal mercato del lavoro. A ridare loro una prospettiva per il domani ci ha pensato il senatore Luigi d’Ambrosio Lettieri che ha depositato lo scorso 5 aprile un disegno di legge per l’abolizione dei requisiti relativi all’età per la partecipazione ai concorsi pubblici.

Abbiamo intervistato il senatore barese di Direzione Italia al quale abbiamo chiesto come nasce la decisione di intervenire sulla disciplina relativa ai bandi di concorso indetti dalla Pubblica Amministrazione in tema di procedure di selezione. Ad oggi, infatti, la legge 15 maggio 1997, n. 127 recante “Misure urgenti per lo snellimento dell’attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo” all’articolo 3 recita: “La partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non è soggetta a limiti d’età, salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità dell’amministrazione”.

Senatore d’Ambrosio Lettieri quali sono le ragioni che l’hanno spinta a presentare questa proposta di Legge?

Il requisito dell’età così come previsto dalla normativa vigente è anacronistico, discriminatorio  e non in linea con le direttive del diritto comunitario. Tale norma, purtroppo, infatti, sancendo la possibilità di deroga, consente l’introduzione di limitazioni anagrafiche legittimando il vincolo anagrafico quale discrimine per la partecipazione ai concorsi pubblici, inclusi quelli delle Forze Armate e del comparto sicurezza. Dal 1997 ad oggi,  però, il nostro Paese è radicalmente mutato secondo l’evoluzione  spontanea legata ai cambiamenti sociali, culturali, demografici ed economici nonché stretto, nell’ultimo decennio, nella morsa di una crisi grave e profonda che ha segnato ogni aspetto del consorzio civile. Il legislatore ha cercato di tenere il passo con i tempi legiferando, non sempre adeguatamente, in materia, per esempio,  di regime pensionistico –  aumentando notevolmente il limite d’età per l’accesso ai benefici previdenziali – e di disciplina del mondo del lavoro –  modificando sia le modalità di accesso che quelle di permanenza previste nei precedenti ordinamenti. Il risultato è che, oggi, per i giovani è più difficile entrare nel mondo del lavoro, sia pubblico che privato, e non è prevedibile la sostenibilità di una futura rendita pensionistica. In un contesto sociale e normativo così radicalmente mutato, quindi, la vigente previsione del limite d’età previsto dalla legge 127/1997 si palesa come un vero e proprio discrimine per coloro  che, in età lavorativa, vedono preclusa, esclusivamente per motivi anagrafici, la possibilità  di partecipare alle selezioni per l’accesso alla Pubblica Amministrazione.

Senatore Lei ha fatto riferimento anche a profili di incompatibilità con quanto stabilito dalle direttive di Bruxelles, può spiegarci meglio di cosa si tratta?

La direttiva 2000/78/CE del 27 novembre 2000 riporta che “gli Stati membri possono prevedere che le disparità di trattamento in ragione dell’età non costituiscano discriminazione laddove esse siano oggettivamente giustificate, nell’ambito del diritto nazionale, da una finalità legittima, compresi giustificati obiettivi di politica del lavoro, di mercato del lavoro e  di formazione professionale, e i mezzi per il conseguimento di tale finalità siano appropriati e necessari”. Successivamente, anche la Corte UE, con la  sentenza n. C-416/13 del 13 novembre 2013, ha sancito la discriminazione comportata dal limite di età, dichiarando la contrarietà al diritto comunitario di una legge del Principato delle Asturie che prevedeva il limite di età di trenta anni per accedere ai concorsi nella Polizia Locale.  La previsione del limite di età previsto dalla vigente l. 127/97, non può,  pertanto, essere giustificata alla luce della mansione e/o della posizione per cui si concorre; anzi, al contrario, essa può essere ampiamente superata dagli esiti delle prove, sia intellettive che fisiche, eventualmente  previste per i candidati. Il legislatore, pertanto, secondo le disposizioni contenute nella proposta di legge in oggetto, in ossequio ai principi comunitari, è chiamato a rimuovere la discriminazione vigente di natura anagrafica concedendo a tutti gli aspiranti candidati di concorrere per un posto di lavoro secondo le capacità possedute indipendentemente dall’età anagrafica.

Potrebbe sintetizzare, per i nostri lettori, come si articola la Sua proposta?

Il diritto al lavoro deve essere preservato secondo  principi di non discriminazione e di parità di trattamento scevro da alcun condizionamento, ancorché irragionevole, quale il requisito legato al limite di età. Il limite di età per l’accesso ai pubblici concorsi vigenti, da ultimo ma non per ultimo, è del tutto irrazionale stante l’attuale grave crisi occupazionale che riguarda tutta la popolazione in età da lavoro. Appare illogico, pertanto, continuare a precludere l’accesso ai concorsi agli aspiranti lavoratori appartenenti  a talune fasce di età. La presente proposta di legge si propone,  quindi, di eliminare il requisito del limite di età per l’accesso ai concorsi, non motivato da esigenze effettive, ritenendolo irragionevolmente, dannosamente e inutilmente restrittivo e gravemente discriminatorio.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *