Monteruga, il paese fantasma

 

L’Italia è ricca di “paesi fantasma”, ossia luoghi abbandonati da tutti gli abitanti e lasciati al loro destino, spesso all’incuria e all’azione della natura che, pian piano, reclama ciò che gli appartiene per diritto.

Anche in Puglia questi luoghi non mancano, oggi citeremo “Monteruga”, antico borgo sito nel feudo del comune di Veglie, in provincia di Lecce, raggiungibile percorrendo la strada che da “San Pancrazio Salentino” conduce a “Torre Lapillo”.

Il complesso prende il nome dall’antica masseria che divenne, negli anni del fascismo, un importantissima azienda agricola.

Presso Monteruga non mancavano: gli alloggi per i contadini, una caserma, una chiesa, una scuola, quindi a tutti gli effetti un borgo vivo e vitale, come direbbe qualcuno.

Monteruga fu assegnata alla SEBI, società elettrica che favorì il progresso in quella zona, convincendo molti contadini del basso Salento ad aggregarsi a quella che sembrava una fiorente comunità in grado di garantire una vita agiata ed un futuro migliore ad i propri figli.

In pochi anni, però, la SEBI fu messa in liquidazione e la successiva privatizzazione contribuì al declino di Monteruga; i lavoratori furono costretti a spostarsi nei vicini centri urbani e pian piano l’antico borgo fu abbandonato al suo destino.

Quello che viene definito, forse impropriamente, un “paese fantasma”, fa ancora parlare molto di sé. Ne parlano soprattutto gli anziani dei paesini limitrofi, ricordando storie di vita vissuta, tramandate dai loro nonni.

Ne parano alcuni contadini, che vorrebbero il luogo quale dimora di spettri e “lauri” (i lauri sono i folletti pugliesi).

Ne parlano i tanti turisti che, giunti sul posto, continuano a chiedersi il motivo per il quale il sito continua a non essere sfruttato a dovere, come luogo di attrazione o con altra destinazione d’uso che potrebbe giovare al turismo locale ed al territorio.

Un luogo magico, affascinante, nel quale si tocca storia e si respira cultura.

Un posto da proteggere, riqualificare, far rivivere senza deturparne l’antico splendore

di: Mario Contino

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