PRESAGIO O DENUNCIA INASCOLTATA?

Trovai Ischia talmente brutto e sconclusionato che faticai assai ad attribuirlo a Gianni Mura. Un romanzo senza capo né coda. Mi ingannò. Lo lessi avidamente su un bus, tra Valmontone e Bitonto, nella spasmodica attesa della pagina della svolta; dell’accelerata decisiva, che non arrivò mai. Una storia in folle.
A qualche mese di distanza, però, e con un bel po’ di senno del poi, ripenso alle passeggiate del commissario Magrite e del suo cicerone Peppe l’ischitano per le vie di Casamicciola. Ai racconti del terremoto del 1883, al dolore di Benedetto Croce per avervi perso l’intera famiglia ed il suo rammarico per essersi salvato. Alle parole di cruda denuncia del forsennato abusivismo che l’autore mette in bocca al commissario francese, così simili a quelle dell’amico presidente D’Elia.
Ischia è un reportage del maestro di giornalismo Gianni Mura, maldestramente travestito da romanzo. Il grido disperato di un osservatore lucido innamorato dell’isola verde, che assiste impotente alla sua distruzione. Un sinistro presagio di chi aveva visto lungo ed al quale vanno le mie scuse.

Ischia, Gianni Mura. Feltrinelli, 2012.

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