XXVIII DOMENICA DEL T. O. (Mt 22, 1-14) LA PARABOLA DEL BANCHETTO NUZIALE

La Parola di Dio questa Domenica ci consegna un messaggio di consolazione: la salvezza universale da parte di Dio e la collaborazione e l’attiva partecipazione da parte dell’uomo. I piani di Dio prendono corpo e si basano su un impegno e una promessa. Il regno dei cieli è il festino di nozze; Gesù ne è lo Sposo; Dio Padre, il Re della parabola, l’autore e l’origine dell’intero progetto. Tutte le promesse di Dio hanno trovato il loro compimento con la venuta di Gesù Cristo.
La grande sala in cui si celebra il festino è la Chiesa, e la redenzione è imbandita in essa.
La parabola del “banchetto nuziale, rappresenta l’itinerario della storia della salvezza operata da Dio. Israele, scelto per primo, l’ha rifiutata; i pagani, chiamati in un secondo tempo, otterranno la salvezza se diventeranno membra vive e operanti di Cristo.
Chi non si affretta ad accettare un invito a nozze? Sembra davvero inverosimile il racconto riferito da Matteo! Un Re(Dio) che deve mandare a chiamare per due volte (tramite i profeti e gli apostoli), gli invitati (i giudei), e questi che reagiscono con indifferenza o con un atteggiamento duramente ostile; il passaggio è improvviso, dalla festa alla repressione degli invitati ribelli, la cui città viene data alle fiamme (distruzione di Gerusalemme da parte di Tito, nel 70 d.C.). I nuovi commensali (peccatori e pagani), raccolti a caso lungo le strade per riempire la sala; e quel povero diavolo buttato fuori nelle tenebre, anche se non ha avuto né il tempo né i mezzi per procurarsi l’abito nuziale (giudizio finale).
Ora tutto questo non è naturale! E infatti la parabola si riferisce a una realtà soprannaturale, quella della salvezza: la festa di gioia e di comunione a cui sono invitati, dapprima Israele, e poi la Chiesa e tutta l’umanità.
Dio ha in mente una festa universale per l’umanità. Gli inviti sono stati trasmessi dai profeti, poi dagli apostoli: ma si sa che magra accoglienza ricevettero. Il popolo ebraico, da primo diventa ultimo; altri, i pagani, prenderanno il loro posto.
Noi siamo ora quella seconda ondata di invitati, cercata nei crocicchi delle strade, fatta di buoni e cattivi, ciechi, storpi e zoppi. E tutto ciò perché non vogliamo e non possiamo essere solo cristiani di nome, ma impegnarci in un cammino di conversione. Senza questa novità di vita, il biglietto d’invito conterà ben poco agli occhi del Re!
“Amico, perché sei qui”? è la domanda rivolta a ciascuno di noi che ci troviamo adesso nella grande sala nuziale che è la Chiesa, per il banchetto che è l’Eucaristia. Chiediamoci se non siamo anche noi qui senza veste nuziale, se non siamo qui per caso, per abitudine, senza prendere parte e interesse a ciò che si svolge, perché il cuore è assente e la mente persa dietro ad altri interessi…
Ciò che è in questione non è, evidentemente, solo il nostro essere qui in chiesa – il perché siamo venuti a Messa – ma è il nostro essere cristiani. E, di riflesso, la vita eterna che ci appartiene.

 

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