“PICCOLO” MIRACOLO AL PEDIATRICO DI BARI

Una bella mattina di sole come tante, un gruppo di bambini gioca in un nido.

I bambini allegri, pieni di energia e vitalità così come si addice ai cuccioli che hanno da poco imparato a sgambettare malfermi e che, con la loro andatura incerta, riempiono di allegria i cuori di chi li vede e di ansia quelli dei genitori, giocano intorno ad alcune giostrine e lì con loro c’è, anche, il “Piccolo” Vito.

Poi all’improvviso, una caduta e il cielo si fa scuro. I colori cambiano, il bambino piange, il braccio non si muove. Partono le telefonate concitate, la corsa in ospedale, la radiografia.

La diagnosi la si legge sul volto del radiologo. Un uomo avanti negli anni, che ne ha viste tante, e che a stento riesce a parlare. Infatti, al padre che chiedeva spiegazioni indica il monitor, il padre fa finta di non capire e chiede:” è una lussazione, è gonfio è per questo che non si vede”. La mamma, medico, ha già capito e mentre tiene stretto il bambino che piange disperatamente inzia, in silenzio, a divorare le sue lacrime.

La verità, la diagnosi è che quella frattura è scomposta, le ossa del gomito sono separate e il bambino ha solo 15 mesi.

Di corsa in ortopedia dove, il primario col volto serio, la fronte corrucciata e lo sguardo basso, solleva le spalle in continuazione, scuote il capo e, mentre tocca le dita della mano che non si muovono, ripete ai suoi collaboratori è piccolo, è piccolo.

Un lungo conciliabolo, medici che vanno e vengono, infermieri che corrono e il piccolo che grida dalla mattina, straziando il cuore dei genitori.  E di nuovo partono le telefonate, il papà al telefono parla con parenti e amici che, come nella migliore tradizione di quel calore tutto meridionale, di chi sa che nei momenti difficili ci si deve far vedere, accorrono in massa. Prova a spiegare, ma vorrebbe non capire.

Poi la decisione, si opera. Sempre di corsa si chiama una tecnica radiologo che deve eseguire una operazione delicatissima, inquadrare con un macchinario di ultimissima generazione l’esatta posizione degli arti per rimetterli in asse prima di intervenire, poi terminato l’intervento, veirficare nuovamente l’esatta posizione delle ossa.

Il tutto facendo attenzione ai tendini, ai legamenti, di quel “piccolo” di soli 15 mesi. Un “piccolo” che già così “piccolo” si trova a combattere la sua prima grande battaglia con la vita.

L’equipe composta dal primario e dai dott. Carlo Amati e dott.ssa Chiara Natale  (anestesista) inizia l’operazione.  Un intervento lungo, che dura ore, e poi finalmente sul volto stanco del primario, il Dott. Giovanni Battista Lacalendola, compare un sorriso e tutti capiscono che l’operazione è andata a buon fine.

Oggi quel “piccolo” bambino di soli 15 mesi ha combattuto la sua battaglia e l’ha vinta, come hanno detto i genitori, con gli occhi lucidi e il cuore gonfio di un turbinio di emozioni, grazie: “alla professionalità dei medici, all’umanità di infermieri e personale sanitario. Persone che lavorano al limite dello sfinimento, con poche risorse e che, grazie alla loro dedizione e alla loro passione, hanno reso possibile un “Piccolo” miracolo. Grazie”.

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