Siamo tutti Anna Frank?

Chi scrive questo pezzo ha scelto di mettere l’interrogativo al titolo. Volutamente ho reso, quella che per molti in questi momenti è fortunatamente una convinta affermazione, una domanda. Ovviamente non per stare dalla parte di quei tifosi di calcio che hanno usato il volto della fanciulla morta in un campo di concentramento come uno strumento di offesa per la tifoseria avversaria. Il mio intento è chiedermi: possiamo costruire una società in cui la formazione culturale, la religione praticata, l’educazione diversa di ogni singola persona sia considerata una risorsa per tutti e non un oggetto di scherno? E’ possibile che essere mussulmano, ebreo e cristiano debba essere considerato un insulto. Io sono cattolico, se uno mi dice “ortodosso” non mi insulta dice semplicemente una falsità, mi designa con una formazione religiosa che non è la mia. Lo stesso quando qualcuno mi chiama “ebreo”. Il valore della diversità è un bene prezioso che permette alla storia di camminare. La civiltà del Mediterraneo in epoca classica è stato il frutto dell’unione e della fusione delle culture latina, greca, orientale e di tantissime altre culture. Se non ci fosse stato l’apporto dell’oriente Virgilio non avrebbe mai scritto l’Eneide, le Georgiche e le tante poesie bucoliche. Se l’orientale Saffo non avesse scritto poesie in greco, probabilmente Catullo non avrebbe avuto gli strumenti metrici e poetici necessari per cantare in latino il suo amore per Lesbia. Se non ci fosse stato l’ebraismo non sarebbe mai nato né il cristianesimo, nelle sue svariate confessioni, né l’Islam, anch’esso fiorito in diverse accezioni: quella sunnita e shiita ad esempio. La diversità è un bene prezioso se viene usata dagli uomini come strumento di accrescimento personale e collettivo. Anche essere laziale può essere fonte di insegnamento per un romanista e viceversa, scusate l’affermazione che può apparire paradossale. Insomma cominciamo a imparare che la diversità altrui non è motivo per vedere l’altro come il male. Proviamo a imparare a vivere in pace. Questo vale ancora di più oggi. In un momento storico in cui le differenze religiose producono la radicalizzazione di alcune frange di persone violente che approdano al terrorismo. Penso alle brutture e agli omicidi che compie lo Stato Islamico e i suoi accoliti. In un momento storico in cui le differenze fra i popoli e le persone sembrano prevalere sul senso di comunanza, sulla coscienza di essere parte di una comune umanità. Penso al caso Catalano, ma non solo. Allora ben venga chi dice “siamo tutti Anna Frank”, il loro dire afferma giustamente che l’antisemitismo, il razzismo e la xenofobia sono mali da sradicare. Ricordiamoci comunque che bisogna imparare a rispettare l’altro nella diversità. Certo bisogna rispettare il prossimo nella convinzione che siamo tutti fratelli, figli del genere umano. Ma bisogna anche rispettare l’altro per la sua diversità. Anna Frank è morta più di settanta anni fa perché Ebrea, perché qualcuno ha pensato che essere di quella fede far parte di quella cultura era di per sé una cosa malvagia e che rendeva indegni di vivere, una manifestazione di inferiorità. Insomma Anna Frank è morta perché un’intera nazione, quella governata dal nazismo, era convinta che la parola “ebrea” era un’offesa. Cambiare questo modo di ragionare è l’unico modo per evitare che altri olocausti avvengano, come diceva Primo Levi.

 

di: G.Falagario

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