Viaggiando per movimenti culturali


Parte prima

La Puglia è la penultima regione italiana nella speciale negativa classifica ISTAT sulla quantità di libri letti nell’arco dell’anno da varie tipologie di lettori. L’Italia, nel suo complesso, non è da meno, classificandosi ultima in Europa. Fin qui, nulla di nuovo, quindi, e sembrerebbe addirittura che Puglia ed Italia siano l’identica faccia della stessa medaglia che, a questo punto, sembrerebbe essere mancante di una delle due. Sembrerebbe…
Per essere una Nazione che mille anni fa costruì la prima università in Italia, a Bologna, beh di passi indietro ne abbiamo fatti più di quanto un gambero non ne faccia dinanzi ad un pericolo.
Il nostro pericolo si chiama: pubblico di non lettori o analfabeti di ritorno. Sarà solo colpa del mondo touch? Del mondo smart? Del mondo così a portata di mano da essere illusione per chi resiste nell’attesa di un lettore nuovo, innamorato, interessato e curioso?!
Forse non siamo pronti a dare risposta a queste domande o forse semplicemente non ne abbiamo voglia.
Ma tutto questo è il nodo cruciale attorno a cui l’editoria italiana in prima battuta si attorciglia e in una seconda fase porta l’editoria regionale, come quella pugliese che fa impresa e cultura, a comprendere di essere una realtà atipica per la formamentis economica del nostro amato, vecchio e stanco Paese.
Fa più clamore l’essere fuori dai Mondiali di calcio dopo sessant’anni dall’ultima volta, piuttosto che pensare che ogni giorno, un giorno fatto di carta inchiostro e parole perde il senso del proprio viaggio. In fondo si sa la Nazionale di calcio unisce un Paese storto, contraddittorio, masochista. Ma siamo certi che questa unità non possa essere rappresentata meglio da un’opera letteraria? In fondo le fondamentali regole per cui ci siamo da sempre battuti, tutti, in difesa della nostra Carta, sono stampate con inchiostro indelebile proprio su carta.
Tanto basta ad editori indipendenti per credere nella propria missione d’impresa, perché la cultura è impresa, la cultura fa impresa, la cultura offre la possibilità di vivere, la cultura porta in tavola un piatto di pasta fumante. Chi disse che di cultura non si campa, evidentemente non ha mai assaporato la bellezza dei versi dei grandi classici italiani o la graffiante voce dei nuovi poeti o dei nuovi narratori. Evidentemente, semplicemente, chi non crede nell’editoria è perché non ha mai letto. E si ritorna al punto di partenza, la Puglia è penultima e l’Italia è ultima, nonostante gli sforzi importanti che si compiano e nonostante il grande movimento culturale e di promozione della cultura sotto tutte le forme possibili che si sviluppa in tutta Italia, soprattutto nel centro nord, perché al sud le occasioni ci sono ma spesso vengono soffocate dai molti ‘io’ che debbono coesistere e porsi in evidenza a discapito del bene comune: il libro.
Tutto questo fa sì che nessuno sia profeta in patria e che ciascun editore debba percorrere svariate centinaia di chilometri ogni mese per potersi proporre ad occhi e menti di lettori attenti. E quindi non poche volte capita che l’editoria pugliese, o meglio che gli editori pugliesi con una produzione sempre più trasversale, sempre più ricca di contenuti e sempre più varia di offerta e allo stesso tempo sempre più orientata alla specializzazione nei vari rami dell’editoria, si faccia motore e veicolo di proposte lontano dalle proprie quattro confidenziali e protettive mura.
Lo scorso week end ha avuto luogo la quindicesima edizione della Rassegna della Microeditoria di Chiari, Brescia, nella meravigliosa cornice di Villa Mazzotti avvolta da un suggestivo ed immenso parco curatissimo e, la sera del sabato, anche da una fittissima nebbia che rendeva quasi confidenziale il rapporto tra i lettori attenti frequentatori e cercatori di opere letterarie fuori dai soliti circuiti e gli editori presenti.
Tra di essi, a novecento chilometri di distanza, c’erano due editori pugliesi estremamente differenti nella scelta editoriale e nelle opere proposte: FaLvision Editore di Bari specializzata in editoria Braille, DSA e BES ed in lingua italiana e straniera declinata in collane di poesia, narrativa, saggistica divulgativa, saggistica di approfondimento, letteratura per l’infanzia, linguaggi giovanili, ballate popolari, itinerari gastronomico-culturali e Pietre Vive Edizioni di Locorotondo, Bari, fortemente specializzata in poesia. L’occasione è stata utile per valutare nuovi prodotti editoriali e per poter approfondire con Antonio Lillo, direttore editoriale di Pietre Vive Edizioni, il suo percorso editoriale attraverso alcune domande che gli abbiamo posto all’indomani della sua partecipazione alla Rassegna.

Domanda: Chi è Pietre Vive Editore
Risposta: Pietre Vive è una casa editrice pugliese fortemente indirizzata alla poesia e all’arte. Nasce come associazione politica nel 2002. Nel 2007, quando ci sono entrato io, diventa editrice con la creazione di un mensile comprensoriale di informazione indipendente. Nel 2013, quando ne sono diventato presidente, si trasforma in casa editrice vera e propria.
Domanda: Come nasce la scelta di produrre quasi prevalentemente poesia
Risposta: Colpa mia. Essendo io un poeta, ho dato la mia impronta al tutto. Mi piace dire che, nonostante si dica che nessuno legge poesia e qualcuno sosteneva che avrei fallito in un mese, ancora non ho debiti.
Domanda: Quando valuti un’opera poetica da quale punto di domanda parti e cosa cerchi di raggiungere
Risposta: La mia esigenza maggiore è che ogni singolo libro, al di là della sua bellezza, che facciamo abbia una sua voce ben distinguibile. Si deve sentire che dietro il libro c’è una persona, anche coi suoi difetti, più che una maniera.
Domanda: Quando scarti poesia, cosa provi, cosa non hai provato e quale sentimento ti lasciano le poesie scartate
Risposta: Poesie degli altri dici? Io cerco di essere corretto, e quindi scrivo a tutti spiegando perché non scelgo quell’opera. Poi mi posso anche sbagliare, sono umano. Per cui cerco di essere educato a più non posso.
Domanda: Che tipo di movimento culturale c’è in Puglia e come la trovi differente dal resto d’Italia
Risposta: Direi un movimento più modaiolo che culturale, o pseudoculturale, come le foto delle ragazzine che fanno le pose sexy ma aggiungono una frase colta, tanto per dire che oltre alla gambe c’è di più. Io la vedo così la Puglia. C’è stato un bel momento, con Vendola, che era un poeta, in cui qualcosa si è mosso, soprattutto grazie a Minervini. Poi Minervini è morto, Vendola ha fatto quella telefonata, e tutto si è dissolto in un soffio, tanto da farmi domandare se ci sia stato per davvero. Io c’ero, ma talvolta mi viene da dubitare anche di me.
Domanda: Quali fiere o festival di settore ti hanno finora maggiormente colpito
Risposta: Di recente sono stato alla Rassegna della Microeditoria di Chiari dove sono stato trattato, anche se piccolo, da editore serio, e questo mi ha dato una bella sensazione. Poi sogno con tutto me stesso di arrivare a Pordenonelegge. E il Salone del Libro di Torino diretto da Lagioia mi ha dato delle buone vibrazioni, anche se credo si possa fare di più. In generale però non amo molto le fiere, a cominciare dal fatto che costano troppo, per cui non vado mai in attivo, e mi pare che certe volte l’editore sia solo l’ingranaggio di un sistema dove girano tanti soldi per tutti, meno che per i libri.

Lillo definisce il movimento culturale pugliese come modaiolo. A noi sembra che sia piuttosto vivo e variegato e che sia anche piuttosto differente dai tanti altri progetti culturali in giro per la Nazione, ma questa sua definizione ci incuriosisce moltissimo e ci spinge a cercare nuove risposte e nuovi viaggi nell’editoria pugliese e poi in generale nell’editoria e nei movimenti culturali in giro per l’Italia.
Il prossimo week end avrà luogo il Book City Milano, ancora una volta in Lombardia, ancora una volta in prima fila per il bene del libro e della lettura. Ancora una volta cercheremo di dare risposte ed offrire spunti di riflessione, saremo lì in prima fila per ascoltare e comunicare e per raccontare e raccontarci tante pagine fatte di carta e inchiostro e per continuare a capire se effettivamente gli editori indipendenti siano solo parte di un ingranaggio costosissimo che toglie a tutti per dare a pochissimi eletti letture scritte con inchiostri simpatici.

di Luciano Pegorari

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