XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Mt 25, 31-46) SOLENNITÀ DI CRISTO RE

Alla fine dell’anno liturgico siamo sollecitati a contemplare un fine, a pregustare un compimento e a fissare lo sguardo su una logica sconvolgente ma altrettanto consolante: nel mistero della sua incarnazione, il Figlio di Dio si è fatto così piccolo che basta un semplice gesto della nostra vita, purché sappia prendersi cura di un bisogno, per regnare con lui e consentire a Dio, Padre suo e Padre nostro, di essere totalizzante per la nostra esistenza. Questa Parola ci rassicura che la logica del dono di sé e del servizio è l’unica che conti, perché Gesù l’ha fatta sua. Egli è colui che si sottomette al Padre e a ciascuno di noi, non per assoggettare ma per donarsi e insegnarci a donarci. Se il Vangelo di questa solennità può sembrarci duro ed esigente, è vero però che esso ci garantisce che l’amore, quando è capace di donarsi al bisognoso e al fragile, penetra l’essenza stessa di Dio. Nessun timore dunque per noi che saremo giudicati sull’amore dal Re che si è mostrato tale proprio donandosi, fino alla morte e alla morte di croce. Possiamo riconoscere la regalità di Gesù Cristo solo a condizione di saper riconoscere su di noi la signoria del fratello più piccolo e del suo bisogno. Si tratta di mettere in atto quelle opere di misericordia che tutti conosciamo.

Nel sacramento del Corpo e Sangue del Signore possa, sin d’ora, pregustare il convito eterno!

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