IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Mc 1, 21-28)

Gesù è il Differente da Mosè, da Giovanni il Battista, da ogni altro uomo di ieri, oggi, domani,
sempre. La sua differenza è la sua unicità di Creatore, Dio, Dio Incarnato, Datore di grazia e verità,
di abitazione nel seno del Padre. Questa differenza eterna, divina, umana, di salvezza, redenzione,
rivelazione, vita, verità, via, risurrezione, luce, è tutta contenuta “in sintesi” nel Prologo del Vangelo secondo Giovanni.
Mosè dona la legge, Giovanni testimonia che Gesù è l’Agnello di Dio. Ogni uomo, compresi Mosè e Giovanni, sono sue creature, suoi servi. Sono per Lui nel mistero della creazione e dovranno essere per Lui anche nel mistero della redenzione. Chi non è per Lui, è senza alcuna vita, perché è Lui la vita. Ma anche sarà senza alcuna luce, perché è Lui la luce. Ogni uomo può esercitare una qualsiasi autorità sulla terra, solo per partecipazione dell’autorità del suo Creatore e Signore. Gesù possiede l’autorità per natura divina, ma anche per persona divina. A Lui il Padre ha dato ogni cosa. Tutto è stato posto sotto il suo governo. Niente è del Padre che non sia stato a Lui donato. Anche il Padre si è posto tutto nel cuore del Figlio per essere dato dal Figlio all’uomo. Gli scribi avevano un’autorità assai ridotta sia per umanità, ma soprattutto per peccato di superbia, vanagloria, stoltezza e insipienza infinita. Gesù anche umanamente parlando è rivestito di tutta l’autorità che gli viene dalla sua altissima santità.
Oggi le falsità si diffondono e si radicano nel giardino della Chiesa più che la gramigna in un
campo. Si dice da persone ritenute ragguardevoli che Satana è una invenzione degli uomini.
Dobbiamo allora concludere che questo episodio del Vangelo è tutto una messa in scena. È un vero teatro. Una invenzione degli evangelisti per mostrare in un mondo di superstiziosi che Gesù è più forte di ogni altra forza. Ma se questo episodio è teatro, tutto il Vangelo è teatro. Se tutto il Vangelo è teatro, allora è cosa più che giusta creare altri pezzi di teatro per i nostri tempi. Si esce
dall’oggettività anche della Croce e della Risurrezione, si entra nella legge dello spettacolo che esige nuovi pezzi per nuovi tempi. Una sola parola ed è la morte del Vangelo. Tanto può una diceria immonda.

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