V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Mc 1, 29-39)

L’insegnamento nuovo di Gesù si fa udire nelle sinagoghe, assumendo una chiara presa di distanza dal mondo della religione del suo tempo. Gesù è venuto a liberarci dalla religione, perché la religione è devastante nella psicologia delle persone e degli individui. Il Figlio di Dio intraprende la lotta proprio nel popolo più religioso del mondo, lì intraprende la lotta, lì, dove i rapporti con Dio sono deteriorati al massimo livello. Non va a predicare all’impero romano, la cui religione non aveva devastato a questo punto le categorie razionali dell’uomo. L’evangelista Marco associa la sinagoga ai demoni mettendo in relazione il luogo dove viene insegnata la dottrina degli scribi e gli spiriti immondi nascosti sotto i paludamenti delle autorità religiose. E sempre Marco collega la predicazione di Gesù alla espulsione dei demoni, per cui il suo messaggio contiene in se stesso una forza capace di liberare le più alienanti ideologie e liberare l’uomo dal fanatismo e dalla corruzione religiosa.

L’itineranza di Gesù, la sua presa di posizione nei confronti di un certo fanatismo religioso e la sua prossimità alle necessità spirituali e materiali di quanti accorrevano a lui mi inducono a pensare a un “altrove” (Mc 1, 37). Proprio quando ci accasiamo e sembriamo aver assolto ai nostri precetti, per buona pace della coscienza che ha i suoi surrogati di cristianesimo, Gesù ci conduce altrove, per seguirlo nei luoghi più scomodi, negli atteggiamenti che più ci costano, nelle parole più coraggiose, in modo da trasfigurare e far risorgere. L’altrove che il Signore ci dona di vivere ci consente di passare da un servizio stentato e affannato, curvi sotto il peso dell’abitudine, a un servizio vissuto nella libertà dei figli di Dio. È tutta qui la differenza tra l’essere religiosi e l’essere cristiani!

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