II DOMENICA DI QUARESIMA – B (Mc 9, 2-10)

Rifletto sugli eventi del mondo e mi dico: Dinanzi a eventi orribili come la guerra in Siria, la tragedia del Congo, la cattiveria dell’uomo che semina sangue e morte, Signore è così che governi il mondo? Forse ho davvero bisogno di salire anch’io sull’alto monte della trasfigurazione di Gesù insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni. Gesù prende i discepoli più “difficili” per far sperimentare loro un punto di vista diverso dell’intera vicenda di Gesù e della loro stessa vita come discepoli.

Pietro è chiamato con questo soprannome da Gesù stesso per la sua durezza di testa nel fidarsi e superare le rigidità della sua visione religiosa, e Giacomo e Giovanni sono chiamati sempre da Gesù “figli del tuono” (Boanerghes) per la loro irruenza e per stile violento di vivere la fede e la missione.

Gesù – diciamolo senza esitazione – vuole portare anche ciascuno di noi sul monte alto e aiutare anche la nostra fede che è messa alla prova dalle vicende della vita. Anche io mi riscopro duro di cuore e impaziente nel voler risolvere tutto e subito, nel voler capire tutto e subito. E penso che ciò capiti anche a voi.

Il Maestro davanti ai tre discepoli assume una luce nuova, più chiara. I discepoli per un attimo (non sappiamo quanto il fenomeno è durato… è fuori dai canoni precisi del tempo e dello spazio) capiscono tutto, vedono tutto chiaro. Assomiglia a quella intuizione profonda che abbiamo quando capiamo (non sappiamo come e perché) che una cosa che stiamo facendo è quella giusta, che la persona che abbiamo davanti è quella giusta per noi da amare o da costruire una amicizia. È l’intuizione spirituale del cuore.

Gesù appare come il vero realizzatore di tutte le promesse antiche della fede ebraica, per il fatto che con lui parlano i due pilastri della religione, Mosè (la Legge) ed Elia (i Profeti). Loro conversano con Gesù e alla fine rimane Gesù solo, con la voce di Dio Padre che da’ un chiaro comando: “Ascoltate lui!”.

I tre discepoli sono presi da sentimenti davvero contrastanti, e il racconto lo rivela. Vorrebbero stare lì per sempre, e vorrebbero trasformare quel luogo in un santuario e in una festa religiosa (“facciamo qui tre capanne…”, richiamando la festa più importante della tradizione religiosa ebraica). Ma la luce spirituale da cui sono raggiunti non va incasellata e bloccata, ma va vissuta.

L’evangelista annota che Gesù rimane solo, il che indica che alla fine solo Gesù, la sua parola e i suoi gesti così come sono raccontati nel Vangelo rimangono come risposta ad ogni domanda e come luce interiore da seguire in ogni occasione.

Come racconta bene l’evangelista Marco, ci vorrà del tempo perché questo episodio sia compreso dai tre discepoli, e questo avverrà dopo la resurrezione di Gesù.

Anche io in questo momento sto scendendo il monte della trasfigurazione e non ho tutte le idee chiare. Sento che Gesù è il mio punto di riferimento. Sento che le sue parole e quel che ha fatto sono davvero la risposta a tutte le mie domande e dubbi. Vedo che tantissime persone nella storia hanno trovato nella vita cristiana vissuta veramente un punto di forza anche nelle situazioni più drammatiche.

Faccio ancora fatica ad accettare Dio che schiaccia bottoni per questo o quel avvenimento, e penso proprio che non funzioni così. Non mi piace l’idea di Dio che fa e disfa così come gli pare e si nasconde dietro ad una incomprensibile volontà da accettare.

Io mi voglio fidare di Gesù e accolgo la luce interiore che mi sostiene tutte le volte che apro il Vangelo e mi parla di Lui, sul monte della preghiera. Mi fido e ascolto lui, solamente lui! E a voi dico: Fidatevi di Lui!

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