Ascensione del Signore – Anno B (Mc 16, 15-20)

Possiamo riassumere la vita di Gesù cristo in quattro tappe: trent’anni di vita nascosta a Nazaret, tre anni di vita pubblica, tre giorni di vita sofferente e infine quaranta giorni di vita gloriosa. Nella festa dell’Ascensione vediamo il concludersi di una quarta tappa di vita, cioè i quaranta giorni sulla terra vissuta da Gesù dopo che era morto, sepolto e risorto. Ora, ogni vita umana vive le prime tre tappe: la vita nascosta, tutti; la vita pubblica, non tutti ma qualcuno sì (politici, attori, cantanti, musicisti ecc.), la vita sofferente praticamente tutti, ma poi ci si ferma lì. Dopo la vita sofferente ci si ritira nel sepolcro. Per Gesù è tutta un’altra storia. Dopo essere finito nel sepolcro, ne uscì e visse ancora quaranta giorni sulla terra. E dopo questo tempo supplementare sulla terra che nessuno mai sperimentò, il giorno dell’Ascensione fu sottratto alla vista degli uomini. Ma chi è che sale al Cielo? Gesù certamente, ma come? Vi sale con la sua umanità trafitta e le sue ferite diventano feritoie che “non grondano più sangue ma irradiano luce” (A. Louf). E un giorno tornerà e sarà il giudizio finale. Ma chi ci giudicherà? Colui che per primo è stato ferito e trafitto per causa nostra. E il Padre contemplerà nelle sue ferite splendenti diventate feritoie, anche tutte le nostre che si illumineranno specchiandosi nelle Sue e, tuffate nella sua misericordia, diventeranno feritoie pure le nostre.

La festa dell’Ascensione vuole ricordarci che ogni nostra ferita può diventare feritoia se unita a quelle di Gesù, perché quando sale con la Sua umanità ferita trasferisce lassù anche la nostra. E mentre noi aspettiamo il suo ritorno, Egli ci sta preparando il posto.

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