Leggende di Bari: al cospetto delle gatte masciare

Cari Amici e Lettori, con questo Articolo si inaugura, sulla rivista ApuliaNews, la nuova rubrica sulle Curiosità, Leggende, Storia e molto altro ancora del nostro bel sud Italia. La rubrica avrà cadenza quindicinale, un nuovo articolo sarà pubblicato un Sabato si e uno no.

Essendo di Bari non potevo che iniziare da una storia sulla nostra città, ed in particolare sulle Streghe.Le origini del termine “strega” risalgono alla notte dei tempi e il significato è simile in tutte le lingue del mondo. In Francia c’è ad esempio la sorciere, che sembra derivi dal latino sortilegus, a rappresentare colei che sa prevedere la sortes. In Inghilterra è la witch, che proviene dal sassone wica, ovvero “sapiente”. In Germania hexe deriva invece da aix, e cioè “capra”, animale da sempre legato ai culti pagani: errando nei boschi, essa rosicchia le cortecce degli alberi, come la divinità vegetazionale dell’immaginario primitivo che si nutriva di se stessa. Decisamente interessante è l’analisi etimologica della versione italiana e dello spagnolo bruja, entrambi associati allo strix, animale notturno simile a un gufo che Plinio descriveva con la testa grossa, gli occhi fissi, il becco e gli artigli da rapace e le penne chiare. Secondo la tradizione, esso entrava nelle case per cibarsi del sangue dei bambini o per avvelenarli dopo averli allattati. Il mito attecchì nella cultura romana, ispirando Orazio nel suo Ars Poetica e Ovidio che, ne I Fasti, lo descrisse come una creatura metà donna e metà uccello.

Anche Bari ha le sue streghe. In città e nella provincia le streghe erano chiamate “gatte masciare”, termine che rimanda al gatto. Secondo le leggende si trattava di megere che lanciavano il malocchio, si arrampicavano sui tetti delle case, facevano ammalare i bambini e si trasformavano in terribili gatti neri attraverso l’unguento, da qui il nome di gatte masciare, per poi recarsi al sabba beneventano pronunciando la frase magica “Sop’ a spine e ssop’a saremìinde / m’agghi’acchià a Millvìinde” (su spine e su sarmenti, mi troverò a Benevento).

Questa tradizione è profondamente diffusa nel borgo antico del capoluogo pugliese. Una gatta Masciara abitava sotto l’omonimo arco d’la Masciar’ (Fig.1).

Si racconta che questa particolare fattucchiera fosse famosa in tutta la provincia per il suo filtro capace di migliorare le capacità amatorie dell’uomo. Luogo di incontro per richiamare attraverso rituali oscuri i loro demoni, quali l’ommene senza cape o il temibile spiritello detto u peddite era invece l’Arco Vanese e la turre Mazzarijde (la torre degli omicidi). Va detto che molti borghi del Barese hanno il loro “arco stregato”, come Casamassima dove c’è il tenebroso “arco delle ombre”. A Gioia del Colle e ad Altamura molte case riportano invece sui portoni mascheroni apotropaici per tenere lontane le terribili creature. Per proteggersi dalle gatte masciare, gli abitanti erano soliti recitare uno scongiuro in cui rinveniamo traccia delle antiche origini pagane. Bisognava farsi innanzi tutto il segno della croce e poi dire: “Driana meste ca va pela vì, degghìa ngondrà Gesù, Gesèppe e Marì” (Maestra Diana che vai par la via, devo incontrare Gesù, Giuseppe e Maria).

Ora però chiediamoci il perché del nome “Gatta Masciara”. Le narrazioni popolari e le confessioni inquisitoriali relative alla capacità di molte streghe di trasformarsi in gatto si sprecano. L’immagine del gatto è infatti inscindibile, nella mentalità popolare, dalla demonolatria; ogni borgo ha i suoi racconti di gatti sinistri, che si aggirano all’ombra di enormi e vetusti alberi o nei pressi di stalle e abitazioni. Ci sono racconti di streghe “infilzate” mentre si trovavano sotto forma di gatto.

“…Una donna aveva un figlio solo, che dovendosi accasare aveva scelto aveva prescelto una giovane di suo genio … a capo di nove mesi nacque una bellissima bambina … non aveva cominciato a mettere i denti ed era grassa e grossa. Ed ecco che a poco a poco, manca, manca e muore … la stessa cosa per altre cinque creature, che vennero appresso … Fu raccomandato al giovane di stare attento nella notte, e di far dormire la novella creatura vicino a sé e quando vedesse un gatto sul letto, subito corresse a cercarlo … Una notte dopo aver udito un rumore come di vento alla porta della camera, sente qualcosa sul letto, si volta e vede una gatta. In un momento afferra la gatta e, con il rasoio che aveva preparato sotto il cuscino, le taglia il piede. La mattina appresso, la madre si alzava e guaiva. Va il figlio “mamma che hai?”. “Figlio mi hai ucciso, mi hai ucciso”. E vide che aveva la mano tagliata….

Storie simili narrano di misteriosi gatti che, di notte, si aggiravano nei pressi delle culle di bimbi appena nati. Gli animali venivano allora catturati, gli si cavavano gli occhi, gli venivano amputati gli arti e, puntualmente il giorno dopo, nel paese venivano ritrovate donne con un occhio o un arto mancanti.

Nel suo Lamiarium sive striarum opusculum, Girolamo Visconti affermava:

“…In alcuni processi si legge che tali donnicciuole sotto forma di gatte entrano nelle case dove   giacciono i bambini. Talvolta dai genitori dei piccoli è stata tagliata via la zampa anteriore o        posteriore, o è             stato cavato l’occhio di tale gatta. Per lo stesso motivo, in seguito, in quella donniciuola che si riteneva fosse entrata sotto un simile aspetto in tale casa, veniva trovato un     membro tagliato o a penzoloni, e di conseguenza tali cose non sono illusorie come viene            ritenuto…”.

La domanda però è….perchè proprio il gatto e non un altro animale? La prima demonizzazione del gatto non avviene, come si potrebbe pensare, con il Cristianesimo, ma nella cultura ebraica. Con l’avvento del Cristianesimo, ovviamente, questa tendenza venne enfatizzata: tra il 1000 e il 1700, milioni di gatti furono bruciati sul rogo insieme alle loro streghe; nei suoi sermoni san Domenico identificava il gatto con il diavolo e negli atti della sua canonizzazione si narra che egli avesse sconfitto un enorme gatto nero con occhi e lingua fiammeggianti. Nel 1233, nella bolla papale “Vox in Roma” Gregorio IX definì l’animale portatore di sventure e, poiché si credeva che esso presiedesse ai Sabba, prescrisse che gli fossero bruciate le parti posteriori; nel 1484 papa Innocenzo VIII decretò che qualunque donna desse del cibo ai gatti poteva essere accusata di stregoneria. Sarà poi questa l’origine della figura della “gattara”, una sorta di moderna strega, che popola molti racconti popolari italiani. Così…Ce v pass da nanze na gatta gnore…bene, salutatela, potrebbe essere una strega a cui non conviene fare uno sgarbo.

 

Fig. 1 – L’Arco della Masciara nei pressi del Castello Svevo

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