XI DOMENICA T. O. Mc 4, 26-34

Da sempre ci hanno insegnato che Dio lascia le persone libere, anche di sbagliare e non possiamo negare che sia così. Ciò però non significa che il Signore non semini nella nostra esistenza semi di vita buona, grande e piena, affinché possiamo diventare cristiani robusti.
Dio, sin dall’inizio dei tempi, conoscendo che l’uomo è limitato e piccolo, trova sempre un modo per arrivare alle sue creature non per umiliarle, bensì per farle diventare grandi, anzi per far riscoprire loro la grandezza che Lui stesso ha seminato in ciascuno.
Così, nel tempo, i piccoli semi dentro di noi a un certo punto crescono e chiedono di diventare grandi. Crescono spontaneamente, ma poi hanno bisogno di diventare più grandi. È come quando diciamo “ho fede”, ma poi la nostra fede non ci permette di fare il salto di qualità che invece Dio si aspetta da noi. Se invece la fede viene coltivata e curata diventerà grande e ci permetterà di fare e vedere cose che mai avremmo pensato!

Ma come si coltiva la fede? Andando a messa e recitando qualche preghiera a fatica? Molto di più. Si tratta di accettare il trono della croce e l’impalpabile presenza di un sepolcro vuoto, perché è da questi segni che Cristo parte per rinnovare il mondo e trasfigurarlo. Ed è con questo minuscolo seme gettato nella storia del mondo che dobbiamo affrontare il passo quotidiano che la vita ci chiama a compiere. Certo, siamo in esilio e lontano dal Signore, ma se la meta è chiara e la forza precede lo sforzo, il viaggio non deve più angosciarci. Possiamo affrontarlo spontaneamente diventando il terreno che produce prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga.

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